Il calcio ai tempi della crisi

E’ incredibile pensare a come siano cambiate le cose nel nostro Paese negli ultimi anni, abbiamo tutti vissuto molto probabilmente al di sopra delle nostre possibilità e oggi ci troviamo a pagare un conto estremamente salato.

La crisi è arrivata di soppiatto, si è inserita nel sistema e da un giorno all’altro ci siamo ritrovati attanagliati da questo male infimo e meschino.

Tutto quello che fino a ieri davamo per scontato, oggi spesso è un lusso che non possiamo permetterci, tutto ciò che prima consideravamo necessario oggi è diventato superfluo, tutti i sogni che in passato eravamo convinti di poter realizzare oggi sono inesorabilmente diventati chimere.

Naturalmente in questo contesto, il calcio non poteva essere escluso, non certo per chi questo sport lo ha trasformato in business, ma già scendendo di un gradino, anche i calciatori stessi oggi non hanno più le certezze degli anni passati.

Sia chiaro, non sono matto, non sto parlando del mondo patinato dei top team della serie A, ma se ben ci pensiamo, nelle categorie minori, fallimenti e stipendi non pagati sono all’ordine del giorno.

Però, per come intendo io il gioco del calcio, vorrei soffermarmi sul protagonista principale di questo sport, quello senza il quale davvero non ci sarebbe spettacolo, quello senza cui tutto si ridurrebbe a 22 uomini in mutande che corrono dietro ad una palla, il pubblico.

Gli stadi in Italia sono sempre più deserti e certamente le nebulose leggi, le restrizioni e impianti vecchi e fatiscenti non aiutano ma se ci pensiamo bene come ho scritto prima, il calcio da valvola di sfogo per appassionati è diventato un lusso superfluo per molti.

I biglietti hanno prezzi proibitivi anche nei settori che una volta venivano chiamati popolari ed infatti anche le società più ricche stanno prendendo le contromisure necessarie.

La Juve è stata la prima a costruirsi uno stadio nettamente più piccolo del precedente, nonostante possa contare su circa 14 milioni di tifosi sparsi per tutto il territorio italico.

Le altre big del calcio, stanno cercando nonostante le leggi italiane non siano adeguate, di costruirsi stadi di proprietà con progetti che vedono le capienze ridursi drasticamente.

Tutto questo perchè la gente allo stadio non ci va più e a mio modesto parere, il motivo principale nel maggiore dei casi è che non se lo può permettere.

Venendo al caso specifico, posso parlare della realtà che conosco meglio, Sassuolo e ancora più nello specifico di me stesso e di chi con me frequenta lo stadio.

Quest’anno ho sentito più volte cari amici che per il Sassuolo hanno girato l’Italia, dire “questa trasferta la salto, in famiglia siamo in quattro e non me la posso permettere”.

Questa è la dura realtà, nell’anno del massimo splendore neroverde, la città si trova ad affrontare la peggior crisi mai vista e la gente deve scegliere spesso a malincuore di dare la precedenza a priorità quotidiane piuttosto che ad un bel passatempo come il calcio.

Io seguo il Sassuolo dal 1984 e ne ho viste e passate tante per questi colori, se mi fermo a pensare ai soldi che ho speso per questa squadra probabilmente mi viene un infarto.

Però l’ho sempre fatto volentieri, col cuore perchè l’amore per questa squadra è incredibilmente grande e me lo porterò nella tomba ma anche per me le cose purtroppo sono cambiate.

Anche io sono stato colpito duramente da questa recessione e dal 1 marzo del 2013 sono disoccupato.

In altri periodi, vivendo in un contesto estremamente florido come piastrella city, questo non sarebbe stato un problema e nel peggiore dei casi, si sarebbe trasformata in una breve vacanza non programmata, ma ai giorni nostri purtroppo non è più così.

I giorni, i mesi passano e di un lavoro nemmeno l’ombra, e nella testa di un uomo o perlomeno nella mia testa di uomo diventato padre da poco meno di un anno i pensieri e le riflessioni si fanno sempre più pesanti e cupi.

Se 10 anni fa mi avessero detto quante partite non vedresti del Sassuolo in serie A? avrei tranquillamente risposto, nel caso in cui dovessimo andarci quasi certamente nessuna, oggi invece mi rendo conto che la situazione è terribilmente diversa.

Voglio chiarire che questo articolo non vuole essere assolutamente un piagnisteo, so benissimo che mi trovo in una situazione che molti altri stanno vivendo, la mia vuole essere un’analisi il più possibile lucida della situazione attuale.

Il campionato è finito, ci siamo salvati, è stata un’emozione grandissima e una soddisfazione stupenda per chi ha visto giocare questi colori praticamente un gradino sopra il torneo dei bar.

Ma detto ciò, per come stanno le cose oggi, le scelte da fare sono inevitabilmente poche.

Quasi sicuramente, se la situazione non cambierà, quest’anno rinuncerò al Sassuolo, perchè purtroppo in questo momento anche i soldi di un abbonamento seppur economico, devo destinarli a cose più importanti.

Come ho detto prima, in poco tempo siamo passati a considerare cose che per noi sembravano di vitale importanza a accessori superflui dei quali possiamo/dobbiamo fare a meno e io da questa cosa non sono escluso e di conseguenza nemmeno il Sassuolo lo è.

Devo ammettere che pensavo fosse più facile scrivere questo pezzo, ma un conto è pensare certe cose, un conto è rileggerle cercando errori e capire che è tutto amaramente reale.

 

Simone Corsi

Simone Corsi

Questa rubrica sarà sempre "work in progres" perché, sinceramente, la mia opinione di tifoso è in continua evoluzione vista la situazione che sta vivendo il Sassuolo calcio. Ho iniziato a seguire i neroverdi nel 1984, l'anno della prima storica promozione in c2, e li seguo ancora in modo differente. Per anni sono stato nel direttivo degli Alkatraz Ultras Sassuolo e ho contribuito a tenere vivo il tifo neroverde nei bui anni della serie D. Oggi frequento la curva, conosco i ragazzi che la gestiscono ma non ho a che fare col tifo organizzato neroverde. Largo ai giovani!!! Mi ritaglio quindi un ruolo di osservatore/scancheratore che su questo sito dirà ciò che pensa come ha sempre fatto senza alcuna censura.

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