PLAYOFF NBA - WILD WILD WEST E LA GIUSTA CONDANNA AL RAZZISTA DONALD STERLING

di Alessandro Bosi

Per la seconda parte della panoramica Nba, attraversiamo il Mississipi e ci dirigiamo verso ovest. La prima parte dell’articolo la potete trovare qui https://www.parlandodisport.it/2014/04/30/nba-its-playoffs-time-parte-oggi-nuova-rubrica-sullo-show-basket-americano/

Per descrivere appropriatamente ciò che sta succedendo nella Western Conference mi sembra necessaria una premessa: il livello medio dell’Ovest è notevolmente superiore a quello dell’Est. Osservando il tabellone, con annessi record, si nota facilmente come l’ottava qualificata a Ovest, i Dallas Mavericks, abbiano un record (numero di partite vinte sulle 82 di regular season) che a Est sarebbe valso il terzo posto. La Western Conference, dunque, si sta dimostrando incredibilmente equilibrata e non c’è squadra che si possa sentire al sicuro, dall’alto del suo record. Una cosa è certa però: chiunque uscirà vincitore da questa tonnara, e al momento è letteralmente impossibile prevederlo, avrà sudato le proverbiali sette camicie e affronterà una vincitrice della Eastern Conference (Miami Heat Anyone??) verosimilmente più riposata.

Ma entriamo nel dettaglio delle singole serie:

 

SAN ANTONIO SPURS (1) – DALLAS MAVERICKS (8)   3-2

 

Una delle serie più classiche serie dell’ultimo decennio, che però da qualche anno mancava all’appello, quest’anno ci viene proposta al primo round. E ne sentivamo decisamente il bisogno. In fase di pronostico esperti e non (io rientro ovviamente nella seconda categoria) avevano previsto una vittoria Spurs in 4 o al massimo 5 partite, soprattutto in virtù della pessima difesa dei Mavericks, secondo molti incapace di contenere l’incredibile pick’n roll di Tony Parker. Ovviamente queste previsioni sono volate direttamente nella spazzatura e grazie ad un paio di finissimi aggiustamenti tattici di coach Carlisle, la squadra texana ha girato due viti difensivamente e ha creato non pochi grattacapi all’attacco Spurs. Una San Antonio non brillantissima, sotto 1-2 a un certo punto della serie, è però riuscita a ritrovarsi e grazie a un Ginobili in versione vintage, e all’apporto di un paio di comprimari non totalmente attesi (vd. Boris Diaw) ha strappato un’importantissima vittoria esterna riguadagnando il fattore campo e l’inerzia della serie. Tutte queste parole, però, servivano solo da preambolo per introdurre quello che è il vero motivo per guardare questae sfide: Dirk Nowitzki contro Tim Duncan. Anche se ormai non si marcano più direttamente, anche se il Padre Tempo impone i suoi dazi, questo duello rimane sempre uno spettacolo di tecnica allo stato puro, e se non seguite il basket americano, questo è un ottimo motivo per iniziare a farlo.

 

 

 

OKLAHOMA CITY THUNDER (2) – MEMPHIS GRIZZLIES (7)  2-3

 

Una serie che sta battendo tutti i record di equilibrio ed imprevedibilità. Quattro overtime, tre giochi da quattro punti, un imprecisato numero di giocate folli e spettacolari il tutto in sole cinque partite.

I Thunder, capitanati dal fenomenale Kevin Durant e da un Russell Westbrook sempre più in bilico tra genio e follia, sono a una sconfitta da un’eliminazione al primo turno che farebbe passare non pochi notti insonni a una squadra costruito per arrivare fino in fondo. Dall’altra parte, Memphis è semplicemente la squadra perfetta per affrontare questi Thunder, e se Marc Gasol, il giocatore più importante dei Grizzlies, non avesse saltato venti partite a inizio stagione, sarebbe finita almeno un paio di posizioni più in alto in classifica. Tatticamente la chiave è abbastanza semplice: Memphis sta raddoppiando o addirittura triplicando Westbrook e Durant, lasciando aperti praticamente tutti gli altri e sfidandoli al tiro abbastanza dichiaratamente. Coach Brooks dei Thunder si sta dimostrando abbastanza incapace di controbattere, sempre indietro di una lettura, e se non fosse per la spropositata quantità di talento che ha a disposizione la serie sarebbe già chiusa da tempo. Memphis ha il match point nella casalinga gara 6 di stanotte: se sentirete delle urla nel cuore della notte, non preoccupatevi, sono solo io che guardo la partita

 

 

LOS ANGELES CLIPPERS (3) – GOLDEN STATE WARRIORS (6)   3-2

 

 

Una serie che prometteva scintille, che però ha perso uno dei suoi protagonisti principali, Andrew Bogut centro di Golden State, ancora prima di iniziare. La serie è scivolata via tranquilla per le prime tre partite ( si fa per dire, due vittorie esterne su tre) fino a quando non sono emerse delle intercettazioni a carico di Donald Sterling, proprietario dei Clippers, a sfondo dichiaratamente razzista. Questo fatto , che non ha niente a che fare con il basket giocato, ha sollevato un polverone mediatico incredibile e ha ribaltato totalmente l’inerzia della serie a favore dei Warriors. Io sono l’ultima persona che si dovrebbe occupare di questi affari ma innegabilmente, la questione offre un ottimo spunto di riflessione su come si affronta questo genere di eventi da questa e dall’altra parte dell’oceano. In primo luogo, la vicenda in America ha avuto un’eco impressionante dal punto di vista mediatico e ha monopolizzato i dibattiti sportivi e non solo per svariati giorni mentre in Italia (vd caso Dani Alves), si tende a trattare questi eventi  nel momento in cui accadono e a scordarsene il giorno dopo. Inoltre, mi sembra necessario sottolineare come si agisca per debellare questi problemi: la Nba, nel giro di tre giorni (TRE GIORNI!!!!), ha deciso di multare Donald Sterling di 2,5 milioni di dollari, massimo consentito dal regolamento, ma soprattutto di bannarlo a vita da ogni attività inerente al basket. In Italia si discute tanto su regolamentazioni e provvedimenti vari ma la realtà è  che le armi per combattere il razzismo e le discriminazioni sono poche e inefficaci e, facendo un bagno di umiltà, basterebbe guardare fuori dalla porta per avere un’idea su quale direzione seguire.  Tornando al basket, però, i Clippers non si sono disuniti e dimostrando un enorme solidità mentale sono riusciti a vincere gara 5 e sono ora ad un passo dal passaggio del turno. Ago della bilancia delle prossime partite potrebbe essere Deandre Jordan, centrone losangeleno, che nell’arco di tutta la serie ha banchettato sulla testa di tutti i lunghi Warriors

 

 

 

HOUSTON ROCKETS (4) – PORTLAND TRAILBLAZERS (5)  2-3

 

La serie più spettacolare di tutta la Nba al momento. Canestri allo scadere, fiumi di triple, ritmi forsennati e un basket offensivo all’ennesima potenza, senza contare  i numerosi overtime, stanno rendendo questi scontri facili oggetti da cineteca. Se vi piace sentire il ciuff della retina, questa è la serie che fa per voi, basti pensare al fatto che in tutte le partite eccetto l’ultima, entrambe le squadre abbiano superato facilmente quota 100 punti segnati. La differenza, da un punto di vista tattico, finora la stanno facendo le panchine: se da una parte coach Stotts, allenatore dei Blazers, si sta dimostrando un abilissimo chirurgo nell’attaccare tutti i punti deboli della difesa texana, dall’altra coach Mchale sta avendo grossi problemi nella gestione delle rotazioni degli uomini e sembra incapace di modificare piano partita all’interno della singola gara quando le cose non vanno per il meglio. Portland si gioca il tutto per tutto nella casalinga gara 6 e se Lamarcus Aldrisge, ala dei Blazers, riuscirà a mantenere gli standard di semi-onnipotenza raggiunti finora la squadra dell’Oregon potrebbe superare lo scoglio del primo turno per la prima volta dal 2000.

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