NBA: CRONOSTORIA DI UNA TRAGEDIA (SPORTIVA): [email protected] GAME 5

di Alessandro Bosi

Per provare ad analizzare quella che a tutti gli effetti può essere considerata LA partita di questi playoff (e se ci seguite da un po’, sapete cosa ciò comporta), è necessario fare un passo indietro e andare a vedere in quali condizioni le squadre arrivavano a gara 5.

Nella notte tra domenica e lunedì, infatti, in quel di L.A. si era disputata un’altrettanto incredibile gara 4 che aveva visto uscire vincitori i Los Angeles Clippers per 101-99.

La squadra della California, costretta a rincorrere per tutto il match, mette per la prima volta la testa avanti a 1’20’’(INTENDO 1 MINUTO E VENTI SECONDI, NON SO COME RENDERLO GRAFICAMENTE) dalla fine grazie a una tripla di Jamal Crawford, e riesce a portare a casa una più che insperata  vittoria, trascinata da un Chris Paul a tratti commovente e autore di una delle partite più incredibili dell’anno per completezza.

Tornando in Oklahoma per il quinto episodio della serie, si pensava dunque che l’inerzia fosse totalmente passata dalla parte dei losangeleni, consci di aver schivato un proiettile possibilmente fatale e l’inizio della partita sembrava tener fede alle attese ma…..ma lo sport è imprevedibile e a noi piace per questo.

Procediamo con ordine: alle 3.30 italiane (le partite a ovest non sono adatte a stomaci deboli) viene alzata la palla a due e il primo quarto scivola via abbastanza tranquillo per L.A; Paul gioca un pick’n roll enciclopedico attirando raddoppi e scaricando per i compagni, Blake Griffin prende e segna un paio di jumper importantissimi e in generale la banda di coach Rivers sembra in totale controllo tecnico della partita, finendo il quarto a +10 con ottime percentuali al tiro, suggellate da un eccellente 4/6 dall’arco .

Se abbiamo potuto definire placido il primo quarto, il resto del match è stato decisamente più thrilling.

Nel basket, come e più che in altri sport, una delle più importanti chiavi tattiche che definiscono l’andamento delle partite è il ritmo: giocare ai mille all’ora o giocare camminando può ribaltare totalmente l’esito di un match e questo gli allenatori lo sanno bene.

Diventa fondamentale, dunque, essere in grado di “imporre” alla partita il proprio ritmo, quello più congeniale alle caratteristiche della propria squadra. In questa serie si affrontano due delle squadre più atletiche e garibaldine dell’intera Nba ed è inutile dire che caratteristiche del genere, sono più adatte ad un basket di corsa che a uno di metà campo.

Essendo le squadre simili da questo punto di vista, entrambi gli allenatori hanno dovuto confrontarsi con un grande dilemma: alzare il ritmo per favorire la propria causa a costo di agevolare anche  l’altra, oppure rendere la partita stagnante e snaturare il proprio gioco pur di rendere la vita difficile agli avversari??  In un mondo ideale, la squadra perfetta dovrebbe essere in grado di giocare al proprio ritmo quando è in possesso di palla e impantare l’attacco avversario, quando la palla ce l’hanno gli altri; ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo il proverbiale mare e parlare dal divano è molto più facile che farlo dalla panchina.

Il risultato di tutte queste considerazioni sono stati tre quarti finali da consegnare alla storia del gioco per le emozioni regalate. Secondo e terzo quarto sono stati una serie di folate offensive incredibili che hanno visto gli attacchi prevalere nettamente sulle difese, e hanno reso il match uno showdown atletico divertentissimo per tutti i non tifosi delle due squadre.

Una delle espressioni più famose e efficaci del gergo cestistico americano è It’s the Nba:Everybody Makes a Run (è l’Nba: tutti fanno un parziale) e mai parole furono così profetiche: le squadre si sono scambiate parziali per i due quarti centrali guidate da un Russell Westbrook versione extralusso da una parte e da un’incredibile precisione dall’arco dall’altra.

Si entra nel quarto quarto con i Clippers sul +6. Partita totalmente in equilibrio. L’ultima frazione inizia e i Thunder smettono totalmente di attaccare di squadra, affidandosi esclusivamente alle scorribande individuali di Westbrook, mentre i Clippers iniziano a scavare un solco decisamente profondo grazie ad una grande prestazione di Jamal Crawford e al solito apporto di Paul e Griffin.

A 4’05’’(STESSA COSA DI PRIMA) dalla fine la squadra di Los Angeles è a +13 e sembra totalmente in controllo della gara. Nei successivi quattro minuti e cinque secondi si materializzerà uno dei più incredibili suicidi cestistici cui io abbia mai assistito. I Thunder si rifanno sotto fino a -4  fino a quando Chris Paul con un palleggio-arresto-tiro incredibile rimette i suoi avanti di sette lunghezze a 49 secondi dalla fine. Sembra finita, ma fidatevi, non lo è.

Al di là dell’oceano, vuoi per la natura più analitica del basket, vuoi per una diversa cultura sportiva, sono molto più propensi a descrivere gli sport attraverso statistiche e hanno ideato un algoritmo che definisce le probabilità di vittoria di una squadra in ogni momento della partita, in base a ciò che succede sul terreno di gioco. Quell’algoritmo, a 49 secondi dal termine, diceva che  Oklahoma City aveva lo 0,6% di probabilità di vincere.

Questa è la serie di eventi che ha reso quello 0,6% sufficiente per i Thunder per portare a casa la partita:

– tripla insensata di Durant uscendo dal Timeout

– tiro sputato dal ferro di Jamal Crawford

– appoggio facile di Durant sul contropiede seguente

– palla persa banalissima di Chris Paul (aveva perso solo 3 palloni nelle TRE PARTITE PRECEDENTI!!!)

– fallo di Chris Paul su una tripla di Westbrook. 3 tiri liberi

– 3 su 3 dalla lunetta

– palla persa di Chris Paul

 

La partita è terminata 104-105. Sono  dovute accadere tutte queste cose, l’una in fila all’altra per garantire il successo di KD e compagni e Chris Paul, eroe di gara 4 e fino a quel momento di gara 5, è passato in 49 secondi da semi-dio a capro espiatorio. In tutto questo putiferio, c’è anche stato spazio per una clamorosa svista arbitrale che ha garantito un possesso in più a OKC consegnandogli sotanzialmente la vittoria. Se fosse successo in Italia, i telegiornali ne avrebbero parlato per settimane mentre in America, a parte qualche dichiarazione a caldo ( a onor del vero più di di qualcheduna) i toni si sono subito chetati e tutto è rientrato nelle dovute proporzioni, perché in fondo, questo è lo sport……ed è per questo che lo amiamo

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