Inauguriamo con questo articolo una rubrica dedicata al mondiale brasiliano, concentrandoci in particolar modo sugli avversari dell’Italia. L’intento di questa operazione è quello di provare ad analizzare pregi, difetti e idee di gioco delle squadre che la nazionale azzurra troverà lungo il suo cammino. Il sottoscritto, da tifoso azzurro, spera che questa piccola rubrica possa aiutare a capire, volta per volta, cosa dovremmo attenderci dalle sfide del mondiale, augurando alla nazionale di Cesare Prandelli un percorso lungo e vittorioso. Il primo vademecum è dedicato alla nazionale dei tre leoni, avversaria degli azzurri nella notte tra sabato e domenica.
LA SQUADRA:
La nazionale inglese che l’Italia dovrà affrontare, è figlia delle fallimentari campagne internazionali recenti che non hanno mai visto la squadra d’oltremanica superare i quarti di finale (Europei 2012, eliminati proprio dagli azzurri). Il Ct, Roy Hodgson, ha deciso dunque di tagliare molti ponti col passato, lasciando a casa alcuni dei principali membri della “vecchia guardia”, quali Rio Ferdinand, John Terry ed Ashley Cole. I principali anelli di collegamento tra le edizioni recenti della nazionale inglese e quella attuale, sembrano essere Lampard, Gerrard e Rooney. La trasformazione voluta dall’allenatore inglese, ha portato la squadra a giocare tutta la fase di qualificazione con il 4-2-3-1 e le convocazioni sembrano confermare questa tendenza. Escludendo i portieri, infatti, ben nove dei venti giocatori di movimento selezionati da Hodgson, provengono da un club che gioca stabilmente questo modulo (Liverpool e Southampton su tutti). L’Inghilterra schiera abitualmente Joe Hart fra i pali, portiere non sempre affidabile, ma in grado di tappare letterlamente la porta nelle giornate in cui è totalmente concentrato. La linea difensiva a quattro è composta da Jagielka e Cahill centrali, Glen Johnson sulla fascia destra e Leighton Baines sull’out sinistro. Per quanto riguarda il reparto arretrato, sarà molto difficile vedere degli stravolgimenti come testimoniato dal fatto che i difensori britannici siano partiti titolari in quasi tutte le sfide di qualificazione al mondiale. I due “mediani” saranno probabilmente Steven Gerrard e Jordan Henderson, per i quali vale il discorso fatto per i difensori. La linea dei trequartisti è quella più soggetta a cambiamenti; posto il quasi sicuro impiego di Wayne Rooney come trequartista centrale dietro la prima punta, i due ruoli di esterno sono contesi da quattro giocatori. Sulla fascia destra il ballottaggio sarà tra Lallana e Barkley, giovanissimo talento emergente del calcio inglese, mentre sull’out di sinistra il posto da titolare verrà affidato a uno tra Sterling e Wellbeck con il primo favorito a causa dei leggeri probelmi fisici del giocatore dello United. Davanti a tutti giocherà molto probabilmente Daniel Sturridge. Il team di sua maestà non è troppo incline al cambiamento di modulo, e molti dei panchinari sono semplicemente “doppioni” dei titolari; se ci sarà bisogno di apportare modifiche però, i britannici passeranno probabilmente al 4-3-3, schieramento che diventa possibile con l’inserimento di Lampard nei tre di centrocampo e la sostituzione di un trequartista o della punta (con Rooney che può diventare centravanti). L’unica altra alternativa tattica per gli uomini di Hodgson è Rickie Lambert, prototipo del centravanti inglese vecchia scuola che può dare una diversa dimensione all’attacco britannico.
I PUNTI DI FORZA:
Dimenticatevi di tutti i preconcetti che avete sul calcio inglese, perchè la nazionale di Hodgson non gioca così. Quando è in possesso di palla la manovra comporta quasi sempre un primo passaggio alla ricerca di Gerrard mentre i due terzini contemporaneamente si alzano (quella che gli esperti chiamano salida lavolpiana). Gerrard è il principale addetto alla regia della squadra e una volta alzata la testa, avrà sempre come prima opzione il passaggio in verticale alla ricerca di Rooney tra le linee. Se questa opzione non è disponibile, cercherà un apertura su una delle due fascie, dove nel frattempo, sistematicamente, il terzino si sarà sovrapposto al trequartista esterno per creare una superiorità numerica laterale, o quantomeno per schiacciare l’esterno offensivo avversario. Sarà difficile vedere Gerrard cercare direttamente la punta, soprattutto quando come unico terminale offenisvo gioca Sturridge. Se la palla riesce ad arrivare a Rooney tra le linee, iniziano i problemi per la squadra avversaria: il numero dieci inglese, se riesce a girarsi e a puntare la porta ha nel suo arsenale tecnico un incredebile numero di frecce. Può girarsi e concludere anche da 25-30 metri, può combinare con la prima punta, può cercare un’azione personale sfruttando un taglio ad allargare la difesa di Sturridge oppure può cercare l’imbucata per lo stesso. Se Rooney non riesce a puntare la porta, ricicla il possesso sulla fascia dove (come visto prima) il terzino avrà accompagnato l’esterno. Quando la palla è sull’esterno, i giocatori inglesi tendono a giocare a due per arrivare sul fondo e mettere il pallone in mezzo come accade per il primo gol contro l’Ecuador:
Fondamentale per la fluidità offensiva inglese sono i movimenti di Daniel Sturridge, attaccante estremamente dinamico e versatile, in grado si svariare lungo tutto il fronte d’attacco che diventa estremamente pericoloso quando attacca lo spazio alle spalle della difesa. Sono inoltre una squadra temibilissima sui calci piazzati in virtù di una coppia centrale eccellente nel gioco aereo e di una serie di battitori sublimi quali Baines, Gerrard e lo stesso Rooney. Quando l’Inghilterra perde la palla, essendo una squadra priva di incontristi naturali, è portata a cacciare il pallone in avanti, provando a recuperare la sfera molto alta sul campo e alzando di conseguenza il reparto arretrato fino e oltre la metà campo. Questa tattica, diventata di moda a partire dal Barcellona di Guardiola, permette di “nascondere” i limiti difensivi dei suoi interpreti e di massimizzare le capacità di corsa di tutti i suoi giocatori offensivi (Rooney , su tutti).
I PUNTI DEBOLI:
Le difficoltà degli inglesi sono di due tipi: quando un avversario riesce a contenere Rooney, l’attacco tende a stagnare in quanto il solo Gerrard, giocando così lontano dalla porta, non è più in grado di mettere i giocatori offensivi nelle condizioni di essere pericolosi. In queste occasioni, gli esterni tendono a intestardirsi nella ricerca del dribbling, con scarsi risultati. Il secondo problema è realtivo alla fase di non possesso palla. Se si riesce a eludere il primo pressing degli attaccanti, diventa facile per una squadra trovare spazi in quanto, sia Gerrard che Henderson non sono in grado di coprire tutto lo spazio lasciato scoperto dall’avanzata dei terzini. Se ci aggiungiamo il fatto che i due centrali sono abbastanza lenti, diventa facile intuire come la squadra inglese sia estremamente fragile ai contropiedi. Nonostante non porti a un gol nel video, li vediamo subire un (magistrale) contropiede dalla Polonia, nato da un calcio d’angolo a favore:
LE CHIAVI PER GLI AZZURRI:
A dir poco fondamentale, per la nazionale italiana, sarà riuscire a limitare Rooney costringendolo a venire a prendere palla prima del centrocampo invece che in mezzo alle linee. In questo senso sarà fondamentale il ruolo di De Rossi che dovrà essere molto attento nella marcatura del tank inglese. L’Italia dovrà inoltre essere brava a limitare le palle perse banali perchè la squadra inglese, con Sterling e Sturridge soprattutto, può rivelarsi letale nelle ripartenze. La battaglia che deciderà il match, a mio avviso, sarà quella sulle fasce: se Marchisio e Candreva saranno abbastanza coraggiosi e aggressivi da attaccare Johnson e Baines tenendoli bassi, l’Italia avrà buone chance di vittoria, se invece si faranno schiacciare dai terzini britannici permettendo agli inglesi una pressione costante nella nostra metà campo, la partita sarà dura. E arriviamo infine a Balotelli. Il tanto criticato Mario, dovrà essere in grado di attaccare la profondità alle spalle dei centrali inglese, circostanza verso cui il talento bresciano è abbastanza restio, perchè è il modo più efficace per scardinare una difesa statica come quella d’oltremanica. Mario può farlo e se vorrà farlo la strada della vittoria, si tingerà di azzurro.








































































































