Il terzo capitolo della piccola rubrica dedicata agli avversari dell’Italia si occupa del’Uruguay di Tabarez, che se la vedrà con gli azzurri stasera alle 18. I sudamericani si presentano al mondiale brasiliano sull’onda lunga di quattro semifinali nelle ultime quattro competizioni ufficiali giocate (due Cope America, un Mondiale e la Confederations), ma sembra che questa spedizione possa rappresentare la fine di questo ciclo di vittorie. L’Italia, reduce da una partita quantomeno sottotono, è chiamata a una partita perfetta. Ma andiamo ad analizzarli nel dettaglio.
LA SQUADRA:
Quando si parla della rosa uruguaiana, bisogna tener ben presente che la nazione sudamericana conta a malapena tre milioni e mezzo di abitanti. A pensarci attentamente, è quasi incredibile che un paese così poco popolato si mantenga da così tanto tempo ai vertici del calcio mondiale, ed è quasi fisiologico che la rosa non offra a mister Tabarez molte alternative agli undici titolari. Un’altra considerazione più che necessaria è relativa alla presenza di Luis Suarez, vero e proprio cardine della squadra (e ci mancherebbe). Quello che, secondo il parere del sottoscritto, al momento è il giocatore numero 3 al mondo è reduce da una delicata operazione al menisco. La condizione del talento di Salto, sarà un fattore decisivo per le fortune uruguaiane e se la partita con l’Inghilterra è significativa, gli uomini di Prandelli hanno poco da stare allegri. Passando al campo, la squadra charrua è solita disporsi con un 4-3-1-2 abbastanza fisso. Tra i pali schiera Fernando Muslera, ex portiere della Lazio e attualmente in forze al Galatasaray. La linea arretrata è composta da Godin e Lugano centrali, Maxi Pereira sulla destra e lo juventino Caceres sulla sinistra (contro l’Inghilterra, la squalifica di Pereira e l’infortunio di Lugano hanno costretto Tabarez a schierare Gimenez e Alvaro Pereira, ma probabilmente contro gli azzurri la linea tornerà ad essere quella titolare). I tre di centrocampo sono generalmente Arevalo Rios , el tata Gonzalez e cebolla Rodriguez (i soprannomi sudamericani mi fanno impazzire, perdonatemi). Dietro alle punte probabilmente ci sarà Lodeiro che non mi stupirei di vedere sostituito con Forlan a gara in corso. Davanti a tutti giocano Suarez e Cavani, coppia offensiva che fa invidia alle più grandi nazionali del mondo. Come detto in precedenza la panchina uruguagia, nonostante vanti alcuni buoni giocatori quali Coates, Abel Hernandez e Gargano, non riesce a replicare il livello dei titolari e quindi sarà difficile vedere una formazione diversa da quella sopra elencata. L’unica alternativa tattica cui el maestro Tabarez può attingere è Gaston Ramirez, ex gioiellino del Bologna, che può permettere ai sudamericani di passare più agevolmente al 4-3-2-1 o al 4-2-3-1 se la squadra avesse bisogno di aumentare il suo peso offensivo.
I PUNTI DI FORZA:
La celeste, contrariamente a quasi tutte le altre squadre sudamericane, è una squadra che preferisce lasciare il possesso all’avversario, ma ciò non deve far pensare a una squadra catenacciara, tutta arroccata all’interno della propria metà campo. Sono molto più duttili di quanto sembri. Guardando giocare gli uruguagi ci si rende subito conto di avere di fronte una squadra strana. Se dovessi definirla con una sola parola, userei “slegati”. Mi spiego. La fase difensiva è esclusivamente affidata alle due linee arretrate, mentre i tre giocatori davanti (a parte un caso particolare che analizzeremo) si occupano solo della fase offensiva. Questa caratteristica, e qui torna di moda il discorso sul bacino di giocatori limitato, nasce dalla pura e semplice constatazione che all’Uruguay manca totalmente un “regista”. Se, a parte Lodeiro/Forlan, Gargano e Gonzalez sono i tuoi due migliori palleggiatori, la gestione della palla non è il tuo forte. Oscar Tabarez è però riuscito a rendere questa lacuna un punto di forza; l’Uruguay, infatti, in virtù di un centrocampo iper-dinamico e in grado di coprire tutta la larghezza del campo molto velocemente, può permettersi di svincolare quasi completamente i suoi tre attaccanti da faticosi compiti difensivi. Questa scelta permette al tridente tre grossi vantaggi: hanno tantissimo spazio per combinare, non si affaticano troppo ma soprattutto ricevono palla molto vicino alla porta avversaria. Ma entriamo più nel dettaglio. Quando la squadra uruguagia è in possesso di palla, è naturalmente portata a saltare il centrocampo, per servire direttamente le punte, lasciandole libere di combinare a piacimento. Se la palla riesce ad arrivare a Suarez, anche spalle alla porta, e non gli viene portato un raddoppio, il folletto uruguagio è semplicemente immarcabile, soprattutto quando marcato da un centrale. Soprattutto con Lodeiro in campo, la squadra charrua predilige questa soluzione, in quanto al trequartista del Corinthians, a differenza di Forlan, viene richiesto un maggior lavoro di copertura (non sarà raro vederlo abbassarsi sulla linea dei centrocampisti con Rodriguez che si allarga per formare un 4-4-2 puro) che lo costringe ad abbassarsi molto e gli rende più difficile la possibilità di farsi trovare tra le linee. Quando invece c’è Forlan in campo la musica cambia un po’; al cacha è affidato il ruolo di regista offensivo e dunque sarà facile vederlo posizionarsi tra le linee. Essendo però, l’unico giocatore in grado di cucire il gioco per i sudamericani, è facile prevedere una marcatura quasi fissa su di lui (probabilmente di De Rossi) e quindi non mi aspetto di vederlo ricevere facilmente in zona centrale. In queste situazioni Forlan è dunque spesso portato ad allargarsi sulla sinistra, movimento che comporta il contemporaneo allargamento di Cavani sull’out destro, con Suarez che rimane centrale per andare a formare un vero e proprio 4-3-3. Questa soluzione allontana Cavani dalla porta, fattore che per la nazionale italiana non è di per sè negativo, ma riesce spesso a creare lo spazio per il predetto Forlan per ricevere il pallone e puntare la porta. Se riceve palla sull’out sinistro, Forlan tende a venire dentro al campo a giocare col suo piede forte cercando l’imbucata in profondità per un inserimento o il tiro in porta, ancora specialità della casa nonostante i 35 anni suonati. Complessivamente comunque l’Uruguay non è una squadra troppo pericolosa se deve gestire il possesso, ma diventa temibilissima quando può agire di rimessa. Se i sudamericani perdono palla molto alti sul campo, sono portati a riconquistare la sfera in avanti, unico caso in cui gli attaccanti (che tra l’altro sono grandi corridori) partecipano alla fase del pressing. Se la riconquista del possesso riesce, si cerca la verticalizzazione rapida, il “contropiede corto” che è molto probabilmente la migliore arma uruguaiana. Nel video che segue si nota proprio questa fase; riconquista della palla a metà campo (fattore determinante) e con due passaggi in verticale, Cavani si ritrova davanti al portiere.
Questo tipo di scelta è particolarmente efficace perché consente di nascondere totalmente il problema del regista; se uno dei centrocampisti riesce a recuperare palla così alto, gli è sufficiente affidare il pallone a uno dei tre davanti e lasciare che se la vedano loro. Questa è la soluzione che , a mio avviso, gli azzurri dovrebbero temere di più , considerando il nostro centrocampo poco dinamico ed è proprio per questo motivo che mi aspetto di vedere marcature preventive (marcatura portata quando si è ancora in possesso di palla) contro gli attaccanti sudamericani. Se invece la squadra avversaria riesce a eludere questo primo pressing, gli uruguaiani sono altrettanto veloci nel rientrare al di sotto della palla, lasciando solo Cavani e Suarez davanti. Da non sottovalutare inoltre, sono i due centrali sui calci piazzati; quest’anno Godin ha vinto un campionato ed è andato a un passo dal vincere la Champions grazie a due reti da calcio d’angolo. Scusate se è poco.
I PUNTI DEBOLI:
La totale assenza di palleggiatori, e la conseguente necessità di giocare sempre in verticale, li rende una squadra a tratti prevedibile ma che soprattutto è incapace di gestire la partita. O difendono o attaccano, non c’è via di mezzo. Alla terza partita in una settimana di un mondiale dispendioso come quello brasiliano, può essere necessario abbassare il ritmo della gara controllando il possesso, e questa è una caratteristica che agli uruguagi manca quasi completamente. Inoltre, come detto prima, se si riescono a intasare le linee dirette di passaggio tra difesa e attacco, per scavalcare il centrocampo diventa necessario agli uruguagi affidarsi al lancio lungo nel quale i nostri centrali possono più facilmente avere la meglio. Difensivamente, nonostante sia una squadra più che solida, soffrono alcune situazioni. Prima di tutto, quando l’azione di pressing viene portata in avanti, la difesa ogni tanto fa fatica ad accorciare la squadra alzando la linea perchè è molto preoccupata, visto i centrali estremamente lenti, di lasciarsi molto campo alle spalle. Inoltre, nonostante i terzini rimangano molto bloccati, in alcune circostanze (soprattutto di palla scoperta) la linea si dimostra abbastanza piatta, incapace di coprire la profondità alle proprie spalle e di disturbare il portatore di palla avversario. Nel video che segue si vede tutto il peggio dell’Uruguay; palla persa banalissima a metà campo, linea difensiva passiva che permette l’imbucata (sublime) di Messi.
http://youtu.be/r9O2sKWKsAw?t=1m29s
Per fare un esempio più recente di questa situazione basti guardare il terzo gol subito dalla Costa Rica.
http://youtu.be/jAXP_E_jBvk?t=1m27s
Contro l’Inghilterra, al posto dell’infortunato Lugano, Tabarez ha schierato il giovane Gimenez, centrale abbastanza sconosciuto a me e al grande pubblico, che potrebbe in buona parte risolvere alcuni problemi di dinamismo della linea arretrata. Contro gli inglesi ha disputato una partita pressoché perfetta, e per caratteristiche è un giocatore che si abbina molto meglio a Godin, in virtù di una velocità di base ottima che abbina a una buona potenza (un giocatore alla Benatia, per fare nu esempio altisonante). In cuor mio spero che Tabarez torni ad affidarsi all’esperienza di Lugano che rende la difesa charrua, molto più attaccabile.
LE CHIAVI PER GLI AZZURRI:
La partita sembra abbastanza facile da leggere; l’Italia è una squadra pensata per fare possesso, mentre l’Uruguay lo lascia volentieri agli avversari quindi entrambe le squadre saranno nel loro habitat naturale. Molto importante, a mio avviso, sarà la posizione di Balotelli: se riuscirà a reggere le sportellate coi centrali uruguagi, magari venendo più dentro dentro al campo a ricevere palla e tirando fuori uno tra Godin e Lugano, si creerà lo spazio per quegli inserimenti di Candreva e Marchisio che la difesa sudamericana difficilmente riuscirà ad assorbire (gli juventini che hanno visto giocare Caceres quest’anno possono confermare). A proposito di Marchisio e Candreva, mi aspetto di vederli molto aggressivi perché le incursioni offensive dei terzini avversari non dovrebbero e non dovranno preoccuparci. In questo senso non mi stupirebbe l’inserimento di Cerci, se non negli undici titolari, quantomeno dalla panchina perché il “Robben di Valmontone” è ancor più di Candreva, giocatore pericoloso palla al piede e negli spazi. L’Italia dovrà fare una partita coraggiosa, tenendo la linea difensiva alta, a costo di accettare qualche 1 contro 1, pur di pressare i portatori avversari nella loro metà campo.Elemento decisivo sarà inoltre la nostra gestione della palla a metà campo; Pirlo, Verratti e De Rossi dovranno limitare al massimo le palle perse in fase di uscita. Contro questo Uruguay sono a dir poco letali. Gli azzurri hanno a disposizione due risultati su tre ma se scenderanno in campo pensando al pareggio, andranno incontro a una precoce eliminazione. L’Uruguay, con la sua stella non al 100% e alcuni giocatori importanti al tramonto della carriera, avrà voglia di ballare un ultimo tango e sarà nostro compito rovinare la festa.








































































































