FONTE: Gazzetta dello Sport
La sua sponsorizzazione è stata molto veloce. Un giorno di giugno, Pablo Granoche detto El Diablo, capocannoniere dello scorso campionato di Serie B (20 gol più uno nel playout con l’Entella), ha mandato un sms al d.s. Massimo Taibi. Sul telefonino c’era scritto soltanto «Crespo», il nome del nuovo allenatore del Modena. A riportare la seguente intervista la Gazzetta dello Sport.
Taibi cosa le ha risposto?
«Mi ha chiamato subito, abbiamo parlato, gli ho spiegato perché sarebbe stata la scelta giusta».
L’uruguaiano chiama l’argentino.
«Siamo due popoli fratelli divisi da un fiume, parliamo la stessa lingua, al di là del calcio non ci sono rivalità. E poi Crespo, come Batistuta, è un punto di riferimento per gli attaccanti sudamericani della mia generazione. Averlo come allenatore è il massimo».
Che idea di calcio ha in testa secondo lei?
«Sicuramente offensivo, anche se dopo il Supercorso di Coverciano avrà trovato un certo equilibrio…».
In cosa vi assomigliate?
«Detto che la mia carriera non è paragonabile alla sua, abbiamo molte caratteristiche in comune a partire dai movimenti. Lui era un grande centravanti d’area, io cerco di imitarlo».
Ma poi siamo sicuri che Granoche (contratto fino al 2016) resti a Modena?
«Sono d’accordo con la società che se arriva un’offerta importante mi lasciano andare».
Importante quanto?
«Da una squadra di A. Ho 31 anni, ci terrei a migliorare la carriera, dimostrare che posso dare qualcosa in una categoria importante».
Al primo anno in Italia ha stupito tutti: 24 gol con la Triestina. Ma in A non ha lasciato grandi tracce.
«Non ho avuto la continuità giusta, un attaccante vive di gol e quando non segna entra in crisi, rischia di restare fuori quasi senza accorgersene. Al Chievo c’era Pellissier in gran forma, poi Bogdani. A Novara me la giocavo con Meggiorini e Morimoto. Ho preferito scendere di categoria anche se avevo un altro anno di contratto con il Chievo, ma chiariamo una cosa: se non ho sfondato in A, la colpa è mia, non degli allenatori».
Poi ha cominciato a girare: Varese, Padova, Cesena e Modena.
«E’ stato un crescendo, a Modena ho trovato l’ambiente e l’allenatore giusti. Devo molto a Novellino».
Il 26 ottobre festeggerà i 10 anni dalla prima e unica presenza in nazionale…
«Meno di un’ora in un’amichevole contro il Messico (persa 3-1, ndr ): ricordo che ero entrato al posto del Loco Abreu, un altro dei miei miti. Ho tenuto la maglia di quella storica partita».
Poi cosa è successo?
«E’ cominciata l’era Tabarez che ha deciso di fare altre scelte, non mi ha mai messo alla prova. Ma sinceramente: con gente come Suarez, Cavani, Abel Hernandez che speranze potevo avere? Diciamo che la nazionale è stata una parentesi ormai chiusa da molto tempo…».






































































































