Ricordo che uno dei primi esami all’università fu quello di “Gestione d’impresa”. Ero abbastanza ignorante in materia e, in tutta onestà, quella roba non mi interessava nemmeno tanto; oltretutto, avendo un’estrazione “classica”, le uniche due cose che avevo imparato a scuola erano: scrivere in italiano e tradurre versioni. Non che a distanza di 7 anni, con una laurea in Economia, sia capace di dirigere una società (per l’amor del cielo!); ma c’è una frase, che il professore disse proprio all’ultima lezione del corso, che non ho dimenticato e della quale faccio tesoro per raggiungere i miei traguardi: “Quando delinei una strategia, che sia in azienda o nella vita, non tralasciare mai la struttura organizzativa”. Ecco, quell’insegnamento è entrato e mi è rimasto dentro; perché la “Struttura organizzativa”, quando hai un obiettivo, la devi avere ben chiara in testa. E prima di mettere ogni cosa a posto, devi capire dove vuoi arrivare veramente. Ma se non conosci la strada, se non sei capace di sognare, come fai a vedere la luce anche nelle difficoltà? Insomma, come puoi mettere in ordine i pezzi del puzzle senza la “Strategia”?
“Struttura organizzativa” e “Strategia” appunto: al Modena F.C. sono mancate entrambe, dal punto di vista tecnico e societario. Troppo facile porsi obiettivi a parole. Senza i mezzi, tutti i nodi vengono al pettine, alla fine. Perché può andarti bene una volta, ma non la seconda. E una salvezza diventa retrocessione ad un anno di distanza. Non basta una squadra di calcio per ottenere risultati, serve una base solida alle spalle. Con la passione e l’amore da parte di tutti, certo, dall’attaccante al magazziniere. E come dimenticarsi, all’indomani del ritorno in C dopo 15 anni, i proclami della serie A con Roberto Baggio allenatore, la conferenza stampa con il contratto firmato da 650.000€ di Galabinov, il comunicato sul possibile arrivo di David Trezeguet, le accuse a Walter Novellino dopo l’esonero, il “ritiro-non ritiro pre-playout” dell’anno scorso, gli allenamenti “soft” di Hernan Crespo, il Carpi sfrattato inspiegabilmente dal Braglia. E si potrebbe andare avanti ancora a lungo, me meglio tacere. E cosa dire di un gruppo di ragazzi, che fino ad un paio di mesi fa non avevano neanche un’identità, buttati in campo come dilettanti? Una squadra che ha ricordato uno studente che non ha fatto nulla per tutto l’anno scolastico e poi decide di rimboccarsi le maniche per non farsi bocciare, studiando come un forsennato l’ultimo mese di scuola. Troppi esami in pochi giorni, troppe domande che non trovano risposte se non in una gestione scellerata. Si riparte dalla Serie C, o Lega Pro, chiamatela come volete. Con lo stesso uomo al comando, e con la stessa impossibilità di sognare.
Perché come si può sognare senza una “Struttura organizzativa” e soprattutto senza una “Strategia”? Come si può fare calcio, nel 2016 se non pensando al Modena come azienda e patrimonio della città? Pianificazione, serietà e chiarezza: sono questi gli ingredienti che il tifoso modenese vuole vedere. C’è gente disamorata che merita una medaglia per la passione che ha comunque mostrato verso due colori infangati, non da una retrocessione sul campo, che fa parte dello sport, ma da una mancanza di trasparenza che sta uccidendo un sentimento di una città intera.








































































































