Ecco l’intervista a Andreozzi, il responsabile formazione della Carpi Football Academy ha tracciato un primo bilancio della stagione appena conclusa.
La Formazione come elemento essenziale di tutto il Progetto Academy. Dal primo giorno la Carpi Football Academy ha posto grande attenzione nel percorso formativo e di aggiornamento di tutti i tecnici delle Società Affiliate: confrontandosi su più fronti, qual’è il livello di preparazione che ha riscontrato nelle varie realtà affiliate?
Credo che la più grande soddisfazione sia quella innanzitutto quantitativa: più di 150 ore di formazione in tutta Italia e più di 200 tecnici che hanno potuto usufruire, tra primo e secondo livello, di formazione in aula e sul campo di qualità. Confrontandomi con i nostri formatori, posso aggiungere che il livello che abbiamo trovato rispecchia molto lo stile dell’Academy: volontà e partecipazione unite alla voglia di migliorarsi, pur partendo da buoni elementi base.
In termini di formazione, quali sono gli aspetti approfonditi durante questa prima stagione?
Quest’anno abbiamo cercato di soddisfare davvero tutti i palati; da sedute sul campo di stampo prettamente analitico (veda per esempio un clinic specifico sul colpo di testa), e lavori sull’aspetto cognitivo e senso percettivo. Se aggiungiamo anche seminari su singole categorie (gettonatissimo è stato quello sui piccoli amici) credo che sia stato servito un pasto succulento e completo.
Fiore all’occhiello del progetto il percorso Carpi University che ha visto grandi relatori alternarsi nei diversi workshop: come nasce l’idea dell’University e chi sono stati i docenti protagonisti?
Il secondo livello di formazione è nato come un salto nel buio. Nonostante la proposta sia stata importante, mai avremmo immaginato che 70 tecnici dal Veneto alla Sicilia si avvicinassero a percorsi non sempre semplici da seguire. Abbiamo toccato metodologie all’avanguardia come “il Castello” con l’amico Massimo De Paoli; il mese successivo abbiamo seguito il carismatico mister Adriano Cadregari, che ha dato sfoggio della sua dialettica coinvolgente e ci ha ricordato che a calcio “si gioca”, aprendo un bellissimo dibattito che ancora ricordo.
Esclusivo ed unico in Italia il confronto con lo Standard Liegi e con la Feyenoord Academy. Due eventi eccezionali organizzati dalla Carpi Football Academy nei periodi di Gennaio e Maggio: il confronto internazionale è un ulteriore elemento per crescere?
Cristophe Dessy e Gido Vader, rispettivamente responsabili delle Academy di Standard Liegi e Feyenoord sono stati contattati l’anno scorso, quando ancora non avevamo neanche un’affiliata, questo per far capire quanto la formazione sia centrale. Per la prima volta in Italia, entrambe le strutture, ci hanno regalato delle giornate emozionati, di altissimo profilo, con una partecipazione incredibile sia in termini numerici che in quelli empatici. Bellissimo vedere la loro semplicità, umiltà e voglia di far conoscere ambienti così incredibilmente diversi – purtroppo – dal nostro. Credo che il confronto internazionale debba continuare e vogliamo già anticipare che per la prossima stagione saranno Scuole Calcio inglesi e spagnole a farci visita.
Concludendo, come Responsabile Formazione Academy può tracciarci il profilo ideale di un Istruttore che lavora nell’attività di base? Quale caratteristiche deve avere? Quali particolari competenze?
Il modo migliore per tracciare un profilo è sospendere il giudizio inerente UN profilo. Abbiamo davvero bisogno di varietà di idee, di molteplicità di intenti e di passioni che si legano una con l’altra rendendo più forte la nostra idea di tecnico “Carpi”. Su un paio di punti, però, non possiamo avere deviazioni: la comunicazione e la cultura dell’alibi, i nostri tecnici devono “sapere” E “saper dire”. In secondo luogo i nostri tecnici del settore giovanile hanno capito che il nostro obiettivo è quello di rendere il calcio giovanile un luogo dove essere migliori TUTTI, come atleti, allenatori e come persone. Quindi abbiamo accentrato il lavoro sulla cancellazione degli alibi che ognuno di noi si costruisce per evitare di analizzare al meglio un risultato di sconfitta, una stagione non positiva, un allenamento non riuscito. Ognuno deve provare ad essere capace di far quel piccolo salto in cui le responsabilità siano prima di tutto dentro di noi, e poi fuori.




































































































