di Gianluca Grassi
La speranza è l’ultima a morire. E nessuno si augura il peggiore degli epiloghi per la storia calcistica di Modena. Ma sarebbe pure sciocco trascurare i sinistri scricchiolii che stanno procurando allarme dalle parti di viale Monte Kosica. Sì, inutile girarci attorno, il fallimento del club gialloblù e l’eventuale mancata iscrizione al campionato di Serie C vanno presi in considerazione. Così come occorre chiarire bene il “dopo”, ovvero i passi da compiere per garantire alla società almeno l’iscrizione alla miglior categoria dilettantistica possibile. Passaggi che ho potuto seguire di persona lo scorso anno nell’ambito del fallimento del Rimini Calcio. E che tento di riassumere in modo il più possibile comprensibile.
Fa fede il comma 10 dell’articolo 52 delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF), che spiega come, a seguito di mancata iscrizione al campionato di competenza (nel caso del Modena, la Serie C), Il Presidente della Figc, in accordo quello della Lega Nazionale Dilettanti, abbia la facoltà di consentire “alla città non ammessa, di partecipare con una propria società a un campionato della LND, anche in sovrannumero”. Qui entra in scena l’Amministrazione Comunale, nella persona del Sindaco, che, oltre ad attivare la sopra citata procedura, può avviare consultazioni con eventuali cordate disponibili a presentare domanda di affiliazione alla Figc (nuova associazione sportiva dilettantistica) e a partecipare a un campionato della LND, al fine di accertarne la credibilità e solidità economica.
Questo mandato “esplorativo” può concludersi con lettera di accreditamento dell’Amministrazione presso la Figc per una cordata (o anche più, nel caso ci siano proposte che egualmente convincono il Comune) e con la dichiarazione di disponibilità a concedere un impianto omologato per la categoria che si vuol fare. In poche parole, il Sindaco può indicare un gradimento e una preferenza per qualcuno, ma (attenzione) l’ultima parola spetta al Consiglio Federale, al contrario di quanto accadeva qualche anno fa con il “Lodo Petrucci”, dove l’Amministrazione era chiamata in prima persona a operare la scelta della società che proseguisse l’attività in ambito dilettantistico. Preciso questo perché l’anno scorso, a proposito del Rimini, il Sindaco romagnolo Gnassi ha tentato (in parte riuscendoci) di forzare l’interpretazione della norma, riconducendola all’epoca del Lodo Petrucci e di fatto scegliendo a chi affidare la società. Procedura assai discutibile che ha creato non poche perplessità.
Alla lettera di accreditamento del Comune e alla dichiarazione di disponibilità dell’impianto per prima squadra e Juniores, la nuova società dovrà accompagnare a) atto costitutivo/statuto; b) requisiti finanziari (ovvero versamento di contributo a fondo perduto di 150mila euro per la Serie D o di 50mila euro per l’Eccellenza); c) piano industriale-sportivo (referenze imprenditoriali; organigramma societario; progetto tecnico-sportivo; business plan pluriennale); d) richiesta di affiliazione alla LND – Comitato Emilia Romagna (assegno circolare di 65 euro).
Tutta questa documentazione andrà fatta pervenire entro i primi di agosto, in vista del Consiglio Federale che (di solito entro Ferragosto) dovrà ratificare le decisioni definitive in merito all’affiliazione della nuova società e all’iscrizione al campionato dilettantistico richiesto.
Percorso come si vede affatto breve e scontato. In caso di fallimento, bisognerebbe operare con la massima urgenza e credibilità. Avendo già da ora ben chiari soggetti, obiettivi e strategie da perseguire. Una “chiarezza” e una “disponibilità” che fino a oggi però a Modena sono decisamente mancate.
































































































