di Federico Sabattini e Gianluca Gasparini
Ieri sera presso il campo “Manfredini” di Saliceta abbiamo incontrato Riccardo Nardini, ex centrocampista gialloblù, insieme al quale abbiamo commentato gli ultimi avvicendamenti del Modena Fc ormai sempre più prossimo al fallimento, a seguito della radiazione avvenuta lo scorso lunedì. L’ex canarino ha espresso il suo profondo rammarico, rivelando le sue speranze per quanto riguarda il futuro del club cittadino, che si augura potrà ripartire dalla Serie D con a capo imprenditori modenesi. “Fatti come questi fanno tanto male, soprattutto per noi modenesi. A questi personaggi (Caliendo e Cannella ? ndr) forse davamo fastidio e quindi non vedevano l’ora di mandarci via” – ha detto l’ex gialloblù – “Dopo la retrocessione dalla B alla C c’era qualcosa che non andava a Modena, non arrivando più i soldi della Lega non sono riusciti a mantenere categoria e società. Si sapeva che sarebbe finita così perché Caliendo non ha mai tirato fuori soldi propri ed inoltre con lui non è mai stato possibile trattare. A questo punto è doveroso per una città come Modena ripartire almeno dalla serie D, compiendo un percorso simile a quello del Parma di qualche anno fa”. Nardini ha poi espresso le proprie aspettative riguardo alla futura acquisizione della società: “La cosa più importante, ora, è ricominciare da imprenditori modenesi, attaccati alla società e al territorio. Recentemente ho letto diverse interviste in cui spuntavano nomi importanti tra cui quello di Luca Toni, che spero possa aiutare il Modena. Adesso ci sarò il tempo per risistemare le cose, ripartendo completamente da zero nel rispetto di quei 105 anni di storia che sicuramente non si cancelleranno mai, al di là della categoria e di chi si farà carico della squadra. In questo momento sono vicino ai tifosi, anche se penso che la decisione del sindaco di chiudere il “Braglia” sia stata giusta nei confronti di una società chiaramente inadempiente”. In seguito ha speso anche alcune parole per i dipendenti che hanno perso il propio posto di lavoro: “Tuttavia la cosa più grave, a mio parere, è stato il conseguente licenziamento di quelle trenta persone che lavorano intorno al Modena, le quali per colpa di una persona si sono ritrovate disoccupate. Infine ha ha parlato ancora una volta della gestione societaria poco trasparente e si è soffermato sullo sciopero dei giocatori e sul suo futuro: “L’auspicio è che il caso Modena serva per stare più attenti in futuro. Se non c’è chiarezza diventa molto difficile poter gestire questo tipo di situazioni. Si sono verificate fideiussioni poco chiare da parte di banche che sono poi fallite, ma questo è un discorso più ampio più politico che sportivo. Riguardo allo sciopero dei giocatori penso che sia stato un atto importante, questi ragazzi evidentemente erano arrivati al culmine. In effetti bastava veramente poco per far giocare la squadra, pagando gli stipendi e l’affitto dello Stadio “Braglia”, ma purtroppo tutto ciò non si è verificato. Un mio ritorno? Modena è casa mia, il problema è sempre stato societario, al contrario della categoria che non lo è mai stato.”



































































































