Talento, freschezza, gioventù e un cognome non poco pesante. Reno Wilmots, figlio dell’ex tecnico della nazionale belga Marc Wilmots, è ufficialmente un nuovo giocatore del Carpi e oggi è stato presentato alla stampa e alla città. Per il 21enne centrocampista si tratta della seconda esperienza in Italia dopo i sei mesi ad Avellino nella scorsa stagione; prima ancora le avventure in beglio al Roselare, Standard e Sint-Truiden. Per lui contratto fino al 30 giugno 2020 con la promessa di dare tutto per la maglia biancorossa e ripagare la fiducia di mister Marcello Chezzi che sul giovane belga ha deciso di puntare. D’altronde, lo manda papà.
Com’è nata la trattativa con il Carpi?
“Mi seguivano da tempo e ho accettato immediatamente appena ho saputo del loro interessamento, per me è una grande occasione e sono molto felice di essere qui. Sono un centrocampista tuttofare, offensivo e difensivo all’occorrenza. Mi adatto alle esigenze del mister, così come ho fatto ad Avellino nelle ultime partite della scorsa stagione.”
Cosa ti ha colpito del calcio italiano?
“Il calcio in Italia è qualcosa di incredibile. Mi piace la passione che ha la gente, l’aria che si respira prima di una partita. Per me è fantastica, sembra di sentirmi in famiglia.”
Come pensi di migliorare nel nostro campionato?
“Naturalmente ci sono tante cose in cui posso e devo migliorare. Ma sono qui per farlo al meglio e con la massima determinazione. Voglio aiutare il Carpi a fare un buon campionato e soprattutto meritare la fiducia dell’allenatore.”
Un pensiero su quello che è successo all’Avellino
“Sono molto dispiaciuto, spero che ritorni presto nel calcio che conta, resterò sempre un tifoso della squadra campana. Ma ora sono un giocatore del Carpi e voglio dare tutto per i colori di questa maglia. Sto scoprendo la città, è molto bella e mi sono sentito subito a mio agio”.
Quanto ti condiziona il fatto di essere il figlio di Marc Wilmots?
“Mio papà è mio papà e io sono io e devo fare la mia storia. Mi aiuta, mi da dei consigli come ogni padre farebbe con il proprio figlio. Ma il cognome non mi pesa, io sono Reno e non vedo l’ora di scendere in campo. Voglio godermi ogni momento e lottare con il gruppo, che penso sia la cosa più importante per poter fare bene in serie B. Ho scelto il numero 33, come ad Avellino.”




































































































