Come riporta la Gazzetta di Modena, Julio Velasco ha rilasciato un’intervista sulle pagine di Repubblica, dove parla della sua scelta di ritirarsi dall’attività di allenatore e dove ricorda alcuni momneti chiave della sua carriera. Questo un estratto delle sue parole:
«Pensavo di andare avanti ancora per un anno, poi ho deciso di anticipare l’addio. Allenare un club ti mangia la vita, fai fatica a fare altro. Io non sono multitasking, volevo godermi i nipoti, scrivere, studiare. Forse l’età mi ha dato anche il gusto di fermarmi, di stare a bordo piscina, senza partire sempre per un altro viaggio». Si sente vecchio? «Ho 67 anni e faccio fatica ad associarmi a quella parola… forse dovremmo inventarne altre, la vita raddoppia le sue stagioni, anche per l’adolescenza che ora dura dai 15 ai 25 anni. Il fascino del lavoro è la creatività, il poter pensare cose nuove. La giovinezza, a prescindere dall’età, è continuare a risolvere i problemi». Ha dei rimpianti?«Ho sbagliato, ho commesso errori, ma il lavoro è fatto anche di queste cose. Il rimpianto vero è non aver passato più tempo con mia madre». I ricordi materiali di questi 40 anni.«Stanno in tre scatole, molte foto che adesso metterò in ordine».L’adrenalina della panchina. Come si fa senza?«Non so se mi mancherà, se sarà insostituibile come il caffè. Nel caso mi dovrò abituare al tè». Ha rivisto il video del mondiale 2018 quando l’Argentina batte la Polonia e lei fa un giro di campo esultando con il gesto dell’ombrello? «L’ho rivisto una volta e lo rivendico. Ho sempre rispettato tutti ma sono esploso. Non sono buddista».La cosa più divertente che le hanno detto? «Sei stato fortunato con questo addio, hai potuto assistere al tuo funerale da vivo».












































































































