Attraverso un comunicato ufficiale, intitolato “Stop football, no football without fans”, numerose tifoserie di tutta Europa hanno espresso il proprio dissenso in merito alla possibile ripresa dei campionati di calcio a porte chiuse. Il documento è stato firmato anche dai gruppi organizzati di Modena (Vecchie Brigate e Qbr), Sassuolo (Sic ex murice gemmae) e Carpi (Guidati dal Lambrusco e 41012).
“L’Europa è nella morsa del Coronavirus. I governi hanno dichiarato il lockdown totale, tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo: la salute pubblica, primo obbiettivo per tutti. Per questo riteniamo più che ragionevole lo stop assoluto del calcio europeo. Invece chi lo gestisce ha espresso un solo obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinti che scenderebbero in campo solo ed esclusivamente gli interessi economici. Lo conferma il fatto che i campionati dovrebbero ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo sport popolare: i tifosi. Ci è più lecito pensare che, ancora una volta, la supremazia del denaro vada a calpestare così il valore della vita umana. Pertanto chiediamo agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche, fino a quando l’affollamento degli stadi non tornerà un’abitudine priva di rischi per la salute collettiva. Se il sistema calcio si trova in una situazione di tanta difficoltà, la colpa va attribuita alla mal gestione degli ultimi decenni. Mal gestione che abbiamo sempre messo in evidenza con il solo ed unico fine di tutelare e salvaguardare lo sport più bello del Mondo. Oggi il calcio è considerato più come un’industria che come uno sport. Dove le pay-tv tengono sotto scacco le società, alimentandolo con i propri diritti televisivi, permettendio così alle società stesse di poter pagare stipendi spropositati ai calciatori e alimentando a loro volta la sete di denaro di procuratori squali, il cui unico obbiettivo è quello di gonfiarsi il portafoglio. Un sistema basato solo ed esclusivamente su business e interessi personali: se non verrà ridimensionato, porterà alla morte del calcio stesso. Teniamo a sottolineare che se noi ultras avessimo la minima intenzione di lucrare sulla nostra passione, come ci capita di leggere e sentire in questi giorni, spingeremmo per la ripartenza dei campionati anzichè lottare affinchè questo non avvenga, andando contro tutto il sistema calcio ed a chi lavora per esso, scrivendo assurdità di ogni tipo. Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere, per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per fare in modo che questo torni a essere UNO SPORT POPOLARE”.




































































































