Come riporta il quotidiano La Repubblica, Catia Pedrini ha rilasciato le seguenti dichiarazioni circa la nuova campagna “Così il Volley muore”: “Abbiamo disputato due stagioni al chiuso senza fiatare, sostenendo costi elevatissimi per i necessari obblighi sanitari, con un crollo verticale delle entrate. La pallavolo è uno sport quasi esclusivamente sostenuto dai privati: se escludiamo Trento, nessuno riceve sovvenzioni pubbliche. Ci hanno fatto vaccinare, scelta che rifarei, ci hanno chiesto il green pass. Eppure in Europa ci sono partite con migliaia di persone mentre in Italia, con mascherina e certificazione, per giunta in uno sport come la pallavolo in cui le dinamiche di pubblico sono assimilabili a quelle dei teatri, non riusciamo ad andare oltre il 35%. Chiudiamo tutto? Facciamo morire le persone di tristezza e le società di pallavolo di crisi economica? Le Olimpiadi ci hanno insegnato molte cose, dovremmo inserire la parola sport nella Costituzione, deve diventare un diritto. Aprono al 35% di capienza, quindi gli sponsor non sostengono lo sport perché è snaturato, con un pubblico inferiore alle aspettative. Sarebbe la morte della pallavolo e il campionato non partirà. Forse abbiamo fatto meno rumore dei commercianti, dei ristoratori, ma anche noi garantiamo stipendi a migliaia di persone e non solo giocatori, che sono la percentuale minore. Anche se con un volume inferiore rispetto al calcio, anche la pallavolo genera ricchezza: credo che debbano prenderci in considerazione, altrimenti dovranno prendersi la responsabilità della morte del volley. L’unico ad essere salvaguardato è il calcio, per ragioni economiche e di seguito di pubblico. Non vogliono darci il 100%? Arriviamo all’85%, per permettere l’inizio della campagna abbonamenti, fondamentale per noi. Perché dare 50% allo stadio? A Manchester c’erano 70.000 spettatori per la prima del campionato inglese. Il problema è che nessuno si prende responsabilità: quando volley, basket, pallamano, rugby e pallanuoto moriranno, se ne accorgeranno. Abbiamo iniziato la mobilitazione sui social, promuovendo una petizione indirizzata al ministro Speranza che ha già raccolto oltre 10.000 firme, per chiedere l’apertura totale con green pass e mascherina, iniziative promosse all’unanimità in SuperLega coinvolgendo anche tutti i tesserati: allenatori, giovanili, top player, ragazzini. Senza cambiamenti non inizia il campionato visto che non possiamo far partire la campagna abbonamenti. Si butta sulle spalle dei privati una campagna sociale, perché lo sport è di tutti. Inoltre chiediamo accesso al credito agevolato e credito di imposta per i nostri sponsor, come ci era stato promesso. Negli ultimi due campionati, nelle poche partite con il pubblico, avevamo la capienza al 25% senza green pass. Oggi siamo al 35% con i vaccini. Se hanno dato piena capienza a teatri e cinema, per fortuna, come si fa a tenere al 35% il PalaPanini di Modena? Nel calcio si è all’aperto, ma quello che succede negli stadi, nella pallavolo non si è mai visto. Chi ama la pallavolo sta sostenendo la campagna, ma quello che mi disturba di più è che sia stata trasformata questa lotta per la sopravvivenza in un’occasione per fare polemica sul green pass. Al giorno d’oggi tutto viene stravolto e strumentalizzato a supporto delle proprie idee, specialmente sui social. Modena Volley è società privata senza scopo di lucro, non possiamo fare la rivoluzione e dire “entrano tutti”, credo nel rispetto delle regole e nella scienza. Una legge prevede il green pass? Ci adeguiamo volenti o nolenti: io mi sono vaccinata, ad esempio, e ne sono contenta. Se 24 milioni di non vaccinati mi devono coprire di insulti perché sono vaccinata, o mi augurano di morire, credo che la situazione stia sfuggendo di mano. Vengo insultata e minacciata come presidentessa, come donna, come vaccinata“.



































































































