Come riporta il Resto del Carlino: “Un timone preso in mano ormai nove anni fa, alla fine di novembre 2013 e che solo oggi Catia Pedrini è in procinto di lasciare. Quasi nove anni di passione, di battaglie, di vittorie, di errori, di divorzi e matrimoni che hanno segnato la storia recente del volley cittadino ma soprattutto del volley italiano. Che storia è stata, quella di Catia Pedrini? Dopo l’esperienza in società col marito Pietro Barone, Grani e Peia terminata nel 2008, la Pedrini rileva Modena proprio da Peia al termine della stagione 2012/2013 assieme ad altri quattro compagni di viaggio: Panini, Gibertini, Zehentleitner e Piacentini. Inizialmente il presidente è Gino Gibertini, ma il licenziamento di Bruno Da Re, che appunto a novembre lascia il posto ad Andrea Sartoretti, rimescola le carte: Panini e Gibertini si dimettono e fra i tre rimasti è proprio la Pedrini a diventare presidente. Gli acquisti e la solitudine. Inizia una campagna di rafforzamento che non si vedeva da almeno un lustro: arriva Bruno, arriva Ngapeth ma è nella stagione successiva che sotto la guida di Lorenzetti e coi rinforzi di Petric, Rossini, Piano, Vettori i gialloblù tornano a recitare un ruolo da protagonisti, vincendo la Coppa Italia. Nel frattempo la compagine societaria si assottiglia e prima Zehentleitner poi Piacentini si sfilano. La Pedrini rimane sola. Il triplete. Sembrerebbe il prologo di un periodo difficile ma Lorenzetti compatta la squadra, al centro arriva Lucas, e nella stagione 2015/2016 Modena vince Supercoppa Italiana, Coppa Italia e soprattutto Scudetto, riportando il tricolore sotto la Ghirlandina dopo 12 anni. Non c’è mai tempo per gioire però: il maxi sponsor Dhl lascia subito, Catia Pedrini lancia una sottoscrizione popolare, Lorenzetti, Bruno e Lucas lasciano. Sembra cambiare poco però: la Supercoppa 2016 è ancora di Modena. Rimarrà il penultimo trofeo. I gialloblù perdono di misura la semifinale sia in Coppa Utalia che nei play off Parentesi Stoytchev. Nell’estate 2017 tornano Bruno e Ngapeth, Giulia Gabana entra in società come vice-presidente, la Pedrini affronta a petto in fuori la scommessa: mettere in panchina l’acerrimo nemico dei due amati fuoriclasse, Radostin Stoytchev. La perde: nessun trofeo, squadra distrutta. La ricostruzione Ancora una volta però la Pedrini riparte: da Velasco e da Zaytsev, e Modena vince subito la Supercoppa. La stagione termina a un passo dalla finale scudetto, Velasco si dimette, in panchina arriva Giani e con lui ci sono Bednorz e Anderson. Poi arriva il Covid. Modena, lanciatissima, rimane con un pugno di mosche e soprattutto deve fronteggiare la crisi dovuta ai mancati introiti. Un anno di transizione con Petric e Vettori, poi di nuovo pensieri in grande con l’acquisto di Nimir e Leal e gli eterni ritorni di Bruno e Ngapeth. Il bilancio. Cosa resterà degli anni pedriniani? Sicuramente l’orgoglio di aver riportato Modena dove la città vorrebbe sempre vederla, in alto, col palazzetto pieno, record su record di abbonamenti e incassi, quando si poteva. Forse qualche trofeo vinto in meno rispetto a quanto sperato: uno scudetto, due Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane in nove anni. Alcuni errori, tanti si dirà: dall’immediato licenziamento di Da Re alla scommessa Stoytchev ad alcuni progetti tecnici, sopratutto l’ultimo, mai decollati. Siamo però sicuri di una cosa: proprio nell’anno post Stoytchev la società aveva trovato un equilibrio insperato, economico e strutturale. Peccato non sia stato possibile mantenerlo. Un unico, vero, grande faro della gestione Pedrini ci auguriamo rimanga acceso anche in quelle future: la passione incondizionata per questo sport e per questa squadra.”


















































































































