di Federico Golfieri
La nostra Redazione ha intervistato l’attuale allenatore del Taranto, il quale salvò il Modena nella Serie C 16/17 e che, l’anno successivo, affrontò il brutto fallimento che colpì la società gialloblù, culminato poi con l’esclusione dal campionato. Di seguito le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni da Eziolino Capuano.
Ha salvato un Modena spacciato e poi non ha abbandonato la barca che affondava. Cosa le ha lasciato Modena?
“A Modena è stato un miracolo, la squadra era data per spacciata al mio arrivo e sono riuscito a salvarla prima della fine del campionato. Modena è stata un’esperienza bellissima e intensa… tanti sacrifici ed emozioni illimitate. Non solo non ho abbandonato la barca, sono stato l’unico a non percepire un euro: lo grido a Modena intera, per quanto riguarda il resto sono chiacchiere che si porta via il vento. Modena rimarrà une delle esperienze più belle e intense della la mia carriera”.
Che rapporto aveva con Caliendo? Si aspettava un epilogo così?
“Io avevo un buon rapporto, chiaramente se l’epilogo è stato quello avrà avuto senza dubbio le sue colpe. Però bisogna vedere anche chi lo ha consigliato. Non si arriva ad un fallimento da un giorno all’altro. Sicuramente far fallire una squadra è come far morire un tuo caro, Modena è una piazza dove si vive per il risultato della domenica”.
Dopo il fallimento i giocatori hanno fatto un comunicato dove si esprimevano anche su di lei, cosa ha pensato?
“Capuano è da 33 anni che allena ininterrottamente, significa che il valore dell’uomo supera quello dell’allenatore. Molti di loro ricorderanno Modena solo per averne indossato la maglia, altri invece sono stati semplicemente meteore nel calcio. Il loro comportamento è stato disgustoso, ma mi soffermo qui e rimango nel mio silenzio più totale”.
Parlando di presente, come vede il Modena e Tesser?
“Per me hanno le possibilità di arrivare ai play-off. Tesser lo conosco da anni e lo stimo tantissimo, è una persona di grandi principi”.
Un commento su Tremolada?
“Tremolada è uno dei tanti di cui posso parlare con orgoglio. Lo portai ad Arezzo che aveva una spalla rotta e veniva da una brutta annata a Reggio Emilia, l’ho aspettato per due mesi e poi è tornato ad essere Tremolada: un giocatore devastante ed un bravo ragazzo”.
Nella sua carriera è solito fare ”miracoli” sportivi. Quale è il segreto per farsi seguire dai giocatori e diventare il loro ”totem”?
“Il segreto è quello di essere coerente, è meglio dire la verità anche se fa male al posto che dire una bugia per prendere tempo. Devi avere dentro motivazioni altissime da trasmettere alla squadra e grande senso di appartenenza. Il calcio non deve essere un mestiere: devi pensare a tutta quella gente che fa sacrifici per andare allo stadio e che vive l’intera settimana in base al risultato della propria squadra”.
Lei nel calcio si è sempre definito un uomo libero, senza padroni, ed ha sempre detto quello che pensava. Che consiglio darebbe al Capuano di qualche anno fa?
“Se il Capuano di oggi fosse stato quello di venti anni fa, avrei fatto una carriera molto diversa, a livelli altissimi. Penso però che la libertà di pensiero è il sentimento più alto che dovrebbe albergare nell’essere umano, e questo è un mondo di incoerenza e di bugiardi dove la meritocrazia viene sempre messa da parte. Il consiglio che darei al Capuano giovane è quello di riflettere di più. L’esperienza è tutto ciò che un essere umano trasforma in negativo ed in positivo e quando sei giovane non puoi essere quello che saresti in un’età più matura. Felice ed orgoglioso di essere me stesso e lo sarò fin quando avrò la motivazione di stare in questo mondo”.
Con il suo Taranto sta facendo un’ottima stagione, come la sta vivendo?
“Sono arrivato in una situazione molto difficile, è una squadra giovane. Nelle scorse giornate abbiamo fermato Pescara e Crotone, due corazzate. Stiamo facendo bene”.








































































































