MODENA FC, INTERVISTA GAZZETTA DELLO SPORT CON CARLO RIVETTI
TRA PRESENTE E FUTURO – “Abbiamo un progetto chiaro: settore giovanile, centro sportivo e prima squadra. Sugli obiettivi non faccio proclami, preferisco raggiungerli. La squadra cresce, il settore giovanile sta dando grandi soddisfazioni: abbiamo anche la Primavera in testa. Centro sportivo? Siamo indietro, senza non possiamo fare il salto di qualità e attirare giocatori importanti. Il problema è la burocrazia. Io uso la parola focus: restare concentrato su poche cose per farle funzionare. Quando cercavamo una squadra ce ne hanno offerte tante, ma l’unica che aveva un senso prendere era il Modena. Nel Modena, inoltre, preferisco puntare sui giocatori italiani, meglio se cresciuti nel nostro vivaio. Mi godo il momento sapendo che se le cose non andranno bene il clima cambierà, anche se un po’ di credito l’abbiamo maturato. Il Modena aveva un pubblico anziano, oggi ci sono più ragazzi e più gente della provincia. Non vogliamo essere giudicati per i risultati, ma per il lavoro. Nel calcio serve un’eleganza più intellettuale, oltre che nei comportamenti. Anche per questo non esulto ai gol. Sono zen…”.
UN SISTEMA CALCIO DA CAMBIARE – “Parlo di ciò che conosco. Bisogna migliorare la vivibilità degli stadi, con servizi adeguati. Sono favorevole a un salary cap e a un maggior controllo sui costi. Oggi c’è un business che valorizza poco i giocatori italiani, non compatibile con il lavoro fatto nei vivai. Io farei dell’allenatore un manager all’inglese, che possa lavorare nel lungo periodo. Bianco portato via da Modena in futuro? In quel caso dovrà venir fuori la qualità dell’uomo. C’è chi va in Arabia e lascia la Nazionale e chi si sente parte integrante di un progetto. E’ la risposta al calcio business: con le persone giuste si può dare un volto umano”.
CURIOSITÀ – “Sono sempre stato appassionato di calcio: mio nonno è stato presidente del Toro, io sono interista ma mi sarei abbonato alla Juve se avesse preso Maradona. Ma dopo Italia-Brasile 1982 sono cambiato e sono diventato molto… zen. Eravamo sponsor della Nazionale, in tribuna esultavo in maniera plateale. I brasiliani accanto a noi erano più composti e alla fine si sono voltati per darmi la mano e fare i complimenti. Una lezione che mi è servita. Se un giorno ci sarà Inter-Modena? Mi piacerebbe stare vicino a Marotta, uno che di calcio mi insegnerebbe tante cose”.


































































































