Sulla panchina del Modena fu protagonista della cavalcata che portò i canarini dalla Serie C alla salvezza in Serie A tra il 1999 e il 2003. Poi le esperienze in altri club italiani ed esteri (su tutti, Brescia, Torino, Levante e Deportivo Alaves) e alla guida di due Nazionali: l’Albania, con cui centrò la storica qualificazione agli Europei del 2016, e l’Azerbaijan, sulla cui panchina è rimasto fino al 2023. La nostra redazione ha intervistato Gianni De Biasi.
ULTIME STAGIONI DEL MODENA – “Partendo da quando sulla panchina dei canarini è arrivato il mio amico Tesser, sono stati anni intensi. Con lui come allenatore, prima è arrivata la vittoria del campionato in Serie C e poi una discreta stagione in Serie B: il suo ciclo può essere valutato in maniera positiva. Lo scorso anno è stato un po’ di transizione, c’erano aspettative più importanti. All’inizio si pensava di poter trovare “la quadratura del cerchio”, ma a volte, anche quando si cerca di fare le cose al meglio, non ci si riesce. Il calcio è molto particolare, a causa di contrattempi e situazioni difficili da poter prevedere e controllare”.
SOCIETA’ E PROGETTI PER IL FUTURO – “La certezza assoluta del Modena è la sua proprietà: è una proprietà forte, fatta di persone serie e grandi imprenditori che hanno una passione per il club canarino veramente molto sentita. Credo che per la società gialloblù non potesse esserci niente di meglio. Per la prossima stagione si è cercato di unire l’esperienza, con la scelta di un allenatore come Bisoli, alla novità rappresentata dal direttore sportivo Catellani, che non conosco personalmente. Penso, però, che se è stato promosso ci sia stata una valutazione da parte della società, che non prende mai delle decisioni avventate. La promozione è stata sicuramente meritata sul campo. Bisoli, invece, è un allenatore esperto, che ha vinto tanto. E’ una persona seria, determinata e di grande carattere. Spero che possa mettere la sua esperienza al servizio del Modena”.
RAPPORTO CON LA PIAZZA E ESPERIENZA SULLA PANCHINA DEL MODENA – “Modena rappresenta una tappa importante della mia vita, sia personale che lavorativa. Credo che sia stata veramente un’esperienza bellissima, facevamo un calcio che oggi sarebbe seguito da tanti. In piccolo, facevamo quello che sta facendo adesso l’Atalanta, forse con meno potenzialità. Anche se vinsi la “Panchina d’Argento”, non è stato mai messo in risalto quanto fatto in quelle stagioni: quella era una squadra che giocava un calcio già all’epoca diverso da tanti altri. Le strade si sono separate e ognuno di noi ha proseguito la propria carriera, ma quello era un gruppo che, se si dovesse ritrovare domani, sarebbe felice e orgoglioso di farlo. Questo per me è l’aspetto più bello. Sono tornato al “Braglia” l’ultima volta l’anno della promozione dalla Serie C, in occasione della partita in cui segnò Gagno. Appena sono libero, torno sempre volentieri a vedere il Modena”.
EVENTUALE RITORNO AL MODENA – “L’unica volta che c’è stata la possibilità di ritornare è stato quando Doriano Tosi mi ha contattato al momento della ripartenza post-fallimento della società. All’epoca, però, avevo già un contratto in corso e, dunque, non ho potuto dare la mia disponibilità. A Modena mi piacerebbe tornare con un altro ruolo: con le esperienze che ho acquisito in quarant’anni di calcio potrei tornare utile”.
FUTURO PERSONALE – “Io mi auguro di trovare un’altra opportunità importante dopo la fine dell’esperienza alla guida dell’Azerbaijan. Ho rifiutato di proseguire sulla panchina della Nazionale azera, nonostante mi avessero già fatto un’offerta importante per prolungare il contratto. Nonostante alcuni buoni risultati ottenuti, per esempio abbiamo vinto cinque partite consecutive, record mai ottenuto prima dalla Nazionale dell’Azerbaijan, ho ritenuto che non ci fossero margini di crescita e possibilità di programmare e adesso al mio posto è arrivato Fernando Santos”.



































































































