LE PAROLE DEL DIRETTORE SPORTIVO DEL MODENA, ANDREA CATELLANI, A “LET IT B” SU TRC
“Quella di quest’anno per me è stata un’esperienza molto formativa: sono un direttore sportivo giovane e ho imparato tanto. Quest’anno è stato un’altalena di emozioni: di certo ci saremmo immaginati un epilogo migliore, soprattutto prima del derby di ritorno contro la Reggiana, ma ci sono state anche cose positive. E’ stato un anno denso di emozioni e sono fiducioso per il futuro: il percorso di crescita della società è pronto per sbocciare.
Insegnamenti? Credo di aver conosciuto nuovamente il campionato di Serie B, dopo averci giocato da calciatore. E’ un campionato ostico dove appena ci si rilassa si concede qualcosa. Ho imparato ancora meglio che i dettagli fanno la differenza e in futuro potrò e potremo fare meglio.
Mercato? La squadra nel corso dell’anno non è stata vicina a quanto pensato in estate. L’abbiamo costruita per un allenatore come Bisoli che voleva una rosa camaleontica per dare a lui più soluzioni possibili anche prendendo giocatori che aveva già allenato. Le cose, però, non sono andate bene e ci siamo trovati penultimi anche con difficoltà dovute a infortuni e giocatori non subito pronti dal punto di vista fisico. Dopo abbiamo cercato un equilibrio e continuità di risultati e si è cercato di trovare un abito giusto per quella che era la situazione, iniziando un percorso per larghi tratti positivo con mister Mandelli. Poi quando la cavalcata sembrava la più bella possibile, il derby di ritorno ha segnato la stagione.
Costruzione della rosa? Quando si cambia un allenatore certamente il progetto non ha funzionato, poi si è cercato di porre rimedio anche con l’impellenza dei risultati: è diventato necessario non stare a guardare l’idea di un progetto, ma cercare la concretezza. Parlando dei singoli, per quanto riguarda Caso il ritardo di condizione era fisiologico ed è stato rispecchiato dal suo rendimento nel corso dell’anno: grandi fiammate e grandi partite, ma anche discontinuità. Pedro Mendes è rientrato da un infortunio importante e sembrava recuperato, poi c’è stato il nuovo stop contro la Juve Stabia e lui è un giocatore che paga se non è al meglio fisicamente, come è successo anche per Defrel, che ha avuto due infortuni al polpaccio. Caso e Pedro Mendes possono rappresentare qualcosa di importante per il futuro e, come Defrel, sono curioso di vederli dopo un ritiro fatto interamente con noi. Sono storie che ancora non sono finite. Per quanto riguarda Caldara, invece, il dubbio più grande era a livello fisico e ci ha dato una grande mano a inizio stagione, ma in alcuni momenti di difficoltà della squadra non si è espresso ai livelli che ci si aspettava. Questo ha permesso ad altri ragazzi di imporsi, come ad esempio Dellavalle, che ci è mancato a livello di leadership nel finale di stagione.
Continuità? Quando dovevamo fare il saltino non l’abbiamo mai fatto. Dobbiamo domandarci perchè questa squadra ha avuto un grande rendimento contro le prime squadre del campionato e un rendimento differente contro le ultime. La continuità è stato il principale problema di quest’anno. Ora serve una profonda analisi per come è finito il campionato dopo aver avuto l’obiettivo playoff lì a portata di mano: la squadra comunque è stata brava a tirarsi fuori dalle sabbie mobili delle zone basse della classifica. Dovremo fare tesoro degli errori fatti.
Bisoli? Col senno di poi forse la conferma dell’anno scorso è stata sbagliata, anche se l’idea di avere un’identità forte con giocatori che lui conosceva poteva essere vincente. Anche Pedro Mendes per caratteristiche si sposava bene con le sue idee e c’era una coerenza nelle scelte fatte. Bisoli poi non ha mai avuto la squadra al completo: non è andata bene, ma c’erano ingredienti che avrebbero potuto funzionare.
Mandelli? Nel momento di difficoltà avevamo una partita complicata contro la Carrarese e ci siamo chiesti chi meglio di lui avrebbe potuto preparare quella partita, con l’idea poi di muoverci per capire la soluzione migliore. Dopo è venuta naturale la scelta di continuare con Paolo e la prima idea è stata quella di dare continuità, solidità ed equilibrio alla squadra e, infatti, sono arrivati tanti risultati utili consecutivi. Paolo si è messo a disposizione del Modena e del gruppo cercando un compromesso tra quello che aveva in testa e quello che i giocatori potevano mettere in campo. Potendo partire dal primo giorno di ritiro probabilmente farebbe cose diverse, ma ha dato grande dimostrazione di intelligenza e nessuna delle squadre che hanno cambiato allenatore ha avuto questo rendimento. In B poche squadre esprimono un calcio divertente, c’è grande corsa e intensità e si studiano tanto gli avversari.
Sosta di marzo? Era scattato qualcosa dopo il trittico di partite contro Cosenza, Salernitana e Juve Stabia, in cui forse fisicamente non eravamo proprio al top. C’è stata una presa di responsabilità dei giocatori e una grande risposta emotiva e di carattere che ci ha permesso di ottenere tre vittorie in quattro partite Si è vista tanta qualità in campo e il miglior Modena stagionale, che aveva creato tutti i presupposti per un finale diverso.
Derby di ritorno contro la Reggiana? E’ stato lo spartiacque della stagione, arrivavamo al derby con grande fiducia e come società abbiamo fatto sentire ai giocatori l’importanza di arrivare ai playoff. C’è stato un afflusso di pubblico strepitoso e la squadra ha sentito troppo la partita, siamo mancati a livello emotivo. La tensione ha giocato un brutto scherzo, non c’è altra spiegazione. Abbiamo perso tutte le certezze che avevamo costruito e le ultime tre gare sono state figlie di quella debacle e dell’insicurezza nata dopo la delusione del derby. La squadra non si è più ripresa a livello emotivo.
Tifosi? Secondo me dal punto di vista del pubblico si comprende il progetto che ha il Modena, la città ci ha dato una grande risposta. Starà a noi creare i presupposti e lo spirito perchè i tifosi possano accompagnarci per tutto il percorso. La delusione ci sta ed è la stessa della squadra e della società: dovremo essere bravi a voltar pagina perchè il Modena rimane e dalle sconfitte si impara per diventare più forti.
Proprietà? La società è delusa perchè una grande cavalcata è stata interrotta sul più bello. Fa parte del nostro ruolo, però, guardare avanti e mettere basi per non ricadere negli errori fatti quest’anno.
Allenatore? Sarà la figura chiave del nuovo corso, ci prendiamo un po’ di tempo perchè è fondamentale fare la scelta migliore. Abbiamo la fortuna di avere una proprietà e una piazza con notevole appeal: la scelta che verrà fatta sarà la migliore. Nella nostra rosa dei nomi rimane anche Paolo Mandelli. Cercherò come caratteristica il fatto che il Modena abbia un’identità propria e ben precisa.
Palumbo? Quando un giocatore arriva dalla propria miglior stagione ed è tra i 4-5 giocatori top della categoria non può essere un problema. Ha sempre avuto una professionalità esemplare ed è un giocatore richiesto. Noi dovremo ascoltare tutti, anche per rispetto del calciatore, senza, però, la necessità di dover per forza venderlo.
Beyuku? Anche nelle ultime giornate ha risposto sempre presente, è un tipo di giocatore molto richiesto sul mercato per caratteristiche e personalità. Sta riscuotendo interesse dalla Serie A, non solo italiana: dovremo trovare il percorso giusto e se sarà ancora con noi punteremo si di lui in maniera netta.
Struttura societaria? Siamo cresciuti tanto anche a livello di strutture, ora siamo arrivati ad un livello quasi al top della categoria. Con la costruzione del centro sportivo, siamo vicini a quel punto necessario per provare a spiccare il volo. Nella mia testa ho un Modena più forte, che possa far meglio di quest’anno: mi immagino e sogno un Modena protagonista in Serie B. Alla fine del prossimo campionato sarò soddisfatto se avremo chiuso una stagione in crescendo con un risultato migliore di quello di quest’anno a livello di classifica”.








































































































