In un finale da antologia che ha riscritto i libri di storia del ciclismo, Tadej Pogačar ha difeso con maestria il titolo mondiale conquistato lo scorso anno, diventando il primo corridore della storia a centrare il double Tour de France-Mondiali per due stagioni consecutive. La gara su strada maschile dei Campionati del Mondo UCI 2025, disputata ieri a Kigali in Rwanda, ha visto lo sloveno di 27 anni protagonista di un attacco solitario da oltre 100 chilometri, un’impresa che evoca i fasti di leggende come Eddy Merckx. “Ero solo con me stesso”, ha confessato Pogačar al termine della corsa, mentre il pubblico rwandaise lo acclama come un eroe locale, in una prova che ha chiuso con un margine abissale sui inseguitori.
Il percorso africano, con le sue salite ripide e il caldo equatoriale, sembrava cucito su misura per il talento poliedrico di Pogačar, che ha accelerato sul Mont Kigali a 66 chilometri dal traguardo, lasciando sul posto i suoi rivali in particolare Remco Evenepoel. Questa vittoria non è solo un trofeo: è la conferma di un dominio assoluto, dopo il terzo Tour de France vinto quest’estate. “Il parcours era progettato per questo”, ha ironizzato lo sloveno, minimizzando l’epica della sua solitudine, ma il mondo del pedale sa che si tratta di un capitolo immortale.
L’assenza che pesa: Pogačar vola in Francia per gli Europei
Ma mentre l’arcobaleno brilla ancora sul petto di Pogačar, il calendario implacabile lo chiama già altrove. Lo sloveno, fresco di trionfo rwandaise, salterà infatti il Giro dell’Emilia in programma sabato 4 ottobre, con partenza da Mirandola e arrivo sulle colline bolognesi, un classico d’autunno che lui stesso ha illuminato in passato con podi di prestigio. La ragione? L’impegno nei Campionati Europei UEC di ciclismo su strada, in scena dal 1° al 5 ottobre nella suggestiva cornice di Drôme-Ardèche, in Francia. La gara elite maschile chiuderà la kermesse continentale domenica 5 ottobre, e Pogačar, da campione in carica, non mancherà l’appuntamento per inseguire un altro arcobaleno europeo.
Questa assenza lascia un vuoto tangibile al via della corsa emiliana, organizzata dal Gruppo Sportivo Emilia di Adriano Amici e valida come ultima chance per i big prima della Lombardia. Negli anni scorsi, Pogačar ha dominato il San Luca – la salita iconica che decide le sorti della gara – vincendo o piazzandosi sul podio, infondendo al tracciato un’aura di sfida suprema. Senza di lui, il Giro dell’Emilia diventa un’arena aperta a sorprese con diversi nomi (alcuni in fase di conferma) che potrebbero approfittarne per testare la forma in vista del finale di stagione, ma l’ombra del sloveno aleggerà comunque, come un monito alle ambizioni altrui.
Un invito tra storia e passione: Il Giro dell’Emilia come celebrazione iridata
Per chi, come me, ha ricevuto un invito speciale per assistere da vicino a questa edizione – un onore che mi permetterà di respirare l’aria elettrica della partenza a Mirandola e di scalare il mitico San Luca – il Giro dell’Emilia si presenta come un ponte ideale tra il trionfo di Kigali e i sogni autunnali del ciclismo italiano. Immaginate: mentre i pro affrontano le rampe emiliane, partendo dalla storica Mirandola, il pensiero andrà inevitabilmente a quell’attacco da lontano che ha deciso i Mondiali, un’ispirazione per i giovani talenti al via e per gli appassionati che riempiranno le strade.
La corsa, con i suoi 200 chilometri tra pianura e salite selettive, non è solo una gara: è un rituale che celebra il meglio del pedale nostrano, con un parterre di stelle che renderà l’evento imperdibile. Senza Pogačar, il via da Mirandola sarà forse più equilibrato, ma non meno affascinante – un’opportunità per riscoprire eroi emergenti e per riflettere su come un singolo campione possa elevare l’intero sport.
In fondo, la vittoria di Pogačar a Kigali non è solo sua: è un lascito per corse come il Giro dell’Emilia, dove l’eredità dei grandi spinge i piccoli a osare di più. Appuntamento al 4 ottobre, sotto il sole emiliano, per un capitolo che, pur senza il re, promette scintille. Chi sa, magari proprio da Mirandola nascerà il prossimo mito.
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