MODENA FC, INTERVISTA CARLO RIVETTI AL RESTO DEL CARLINO IN OCCASIONE DEL 140ESIMO DEL QUOTIDIANO
RAPPORTO CON LA CITTÀ – “Modena rappresenta a parte più lunga della mia vita. Sono arrivato nel 1982, scegliendo di vivere in città per stare vicino alla C.P. Company, a Ravarino, per viverla quotidianamente. Affittammo una casa in Via Giardini, tutto iniziò da lì. Io venivo da Torino, città poco affettuosa: di Modena ho apprezzato subito l’ospitalità. Ne sono rimasto poi impressionato da imprenditore: a Torino nelle aziende vige un codice militare, questa invece è terra di cooperative e significa lavorare insieme. I ragazzi che hanno lavorato con me hanno sempre ragionato come se l’azienda fosse loro: ogni volta che c’era un problema, mi presentavano soluzioni. E tutte le sere, quando uscivano dall’ufficio, spegnevano la luce, come si fa a casa. Non è un dettaglio. Come è cambiata la città? Forse si è perso un po’ di spirito di appartenenza, ma le sue dimensioni umane favoriscono i rapporti interpersonali. Amo molto girare per la città, andare al mercato Albinelli, attraversare Piazza Grande: ebbene, 40 anni fa non vedevi tutti i turisti odierni. Grazie a tutte le realtà d’eccellenza che ci sono, Modena per me è un patrimonio dell’umanità”.
TIFOSI – “Contestano anche quelli di Stone Island: quando non condividevano una giacca, una linea, mi massacravano, ma rimaneva un amore profondo. Allo stesso modo, la contestazione della scorsa stagione non ha toccato la società: vuol dire che la stima dei tifosi è immutata, ma nel calcio contano i risultati. Il ‘Ciao Modena’ alla presentazione? E’ stato naturale e bellissimo, e ora tutti i tifosi si aspettano sempre di sentire dalla mia voce roca il grido ‘Dai gialli’. Presidente Rock? Qualche giorno fa guardavo mio figlio Matteo in tv: razionale e lucido, forse sarebbe un presidente più degno di me. Io faccio quasi più fatica ad essere manager che tifoso. Contro la Virtus Entella sono rimasto impressionato dal tifo della Curva Montagnani, conosciamo la spinta ma ho notato una bellissima atmosfera anche in gradinata dove di solito sono più pacati. Come dice Sottil, il Braglia è la nostra fortezza e dobbiamo difenderla. A proposito del Braglia, venite per la partita con l’Empoli e troverete uno stadio cambiato”.
ASPETTO ECONOMICO, MA NON SOLO – “I giocatori sono importanti ma lo è di più il carattere, il gruppo, io sono convinto che i campionati si giochino e si vincano nello spogliatoio. I soldi non sono tutto, ci vogliono le idee. Ci sono realtà, per esempio chi è ora dietro di noi al secondo posto, che hanno budget molto più alti però la forza delle idee è la cosa più importante. Siamo primi in classifica e la fortuna vuole che ci sia la sosta per le nazionali, significa che lo saremo per almeno una decina di giorni e possiamo godercela un po’…”.
RAPPORTO CON I MEDIA – “Non mi piacciono i social, considero la stampa la regina dell’informazione: può interpretare, ma lì non ci sono leoni da tastiera E il rapporto è trasparente. È un mezzo per parlare alla gente. La professionalità dei giornalisti che ho l’opportunità di incontrare qui è consolidata, seria e radicata nel tempo e nel territorio”.
BILANCIO DEI PRIMI 4 ANNI A MODENA – “Il primo abbiamo avuto un colpo di fortuna con la promozione. Il gol del portiere Gagno l’hanno visto in tutto il mondo, lì ho capito che le cose stavano girando bene. Però per il resto non abbiamo ancora fatto niente. Soddisfazioni di campo poche, ma puntiamo a ottenerne tantissime in futuro. Abbiamo reintrodotto il canarino, cambiato il lettering, posto grande attenzione alle maglie e lo store piace molto. I tifosi vanno trattati bene: se non ci fossero, non ci sarebbe il gioco del calcio”.
CRESCITA DEL CLUB – “Noto che si apprezzano aspetti non legati al campo, come ridipingere la tribuna con i colori sociali, rifare il tunnel e gli spogliatoi che erano impresentabili: le telecamere delle televisioni passano da lì, sono tutti biglietti da visita della città. Continueremo su questa strada. Lavoriamo laddove ci sono carenze: il centro sportivo, il convitto, lo store in via Taglio che ci permette un rapporto diretto con i tifosi. Una società di calcio ha molti valori intangibili, ma deve averne anche di tangibili”.
FAMIGLIA RIVETTI – “I miei figli sono altrettanto interessati. Come in azienda abbiamo lavorato tutti insieme, oggi tutta la famiglia è impegnata nel Modena. Siamo tutti patiti per il calcio, nipoti compresi, tifiamo club diversi: ora abbiamo una squadra che ci unisce perché il Modena è di tutti noi. L’impresa italiana e il calcio, negli ultimi anni, hanno avuto problemi di ricambio generazionale, qui il ricambio è assicurato”.
SETTORE GIOVANILE E SCOUTING – “Sono pazzo di gioia per la convocazione di Beyuku con la Francia al Mondiale U20: vuol dire che abbiamo investito in modo intelligente su un ragazzo che può avere un grande futuro. Il nostro vivaio sta crescendo: è un’assicurazione sul domani, ci consentirà di diventare competitivi con realtà economicamente più forti. Come si scelgono i giocatori? Vedendoli dal vivo e facendo in modo di conoscerne al meglio i comportamenti fuori dal campo. Utilizziamo le tecnologie più all’avanguardia per lo scouting, ma coi ragazzi scegliamo di parlare e capirne le motivazioni. Magari ci si mette di più, ma è il modo giusto”.




































































































