Il Milan vince 3–1 a Como e, più che una semplice partita, sembra l’ennesima dimostrazione di quanto il calcio giocato continui a smentire quello raccontato. Da anni c’è chi prova a spiegare come “dovrebbe” essere interpretato questo sport, costruendo miti attorno a tecnici considerati visionari, rivoluzionari, profeti del nuovo corso. Eppure, quando si passa dai discorsi ai risultati, la realtà è molto meno patinata.
Motta, celebrato come un maestro, è ancora senza panchina. De Zerbi, simbolo del calcio progressivo, arranca dietro al Lens e nei momenti decisivi fatica a incidere. Fabregas, accolto come il nuovo volto del gioco di posizione, ha preso sette gol dalle due milanesi nonostante un mercato da Premier League. Farioli, brillante nelle idee, ha vinto finora gli stessi trofei di chi commenta le partite dal divano.
Nel frattempo, Allegri — quello che “non propone”, quello che “non costruisce dal basso”, quello che “il calcio è cambiato e lui no” — continua a fare ciò che molti non gli perdonano: vincere. Il suo Milan, dato da quasi tutti come squadra da quinto o sesto posto, senza un vero 9 (ora è arrivato Fullkrug) e con una rosa considerata incompleta, è secondo in classifica, non perde da 19 partite, ha la seconda miglior difesa e il secondo miglior attacco nonostante gli infortuni di Pulisic e Leão (senza dimenticare Gimenez). Numeri, non teorie. Fatti, non slogan.

E mentre Allegri porta a casa un’altra vittoria pesante, Fabregas prova a spiegare la sconfitta contando i passaggi. “Forse quando parlo sono capito male, oggi è difficile da analizzare, meglio che lo fate voi. Abbiamo fatto molte cose bene, una partita da vincere, dominata. Abbiamo fatto 700 passaggi, loro 200, una roba incredibile. Poi è vero che non si vince con il possesso, loro sono giocatori troppo forti che vincono con individualità. Noi abbiamo fatto molto bene come collettivo.”
Settecento passaggi, tre gol subiti. Il paradosso perfetto del calcio moderno: si parla di dominio, di costruzione, di collettivo, ma alla fine vince chi sa leggere i momenti, chi resta corto, chi difende bene e chi mette i propri giocatori nelle condizioni di decidere la partita. Il Milan non ha bisogno di 700 passaggi. Ha bisogno di idee chiare, equilibrio e concretezza. Tutte cose che Allegri conosce meglio di chiunque altro.
Mentre alcuni allenatori vengono celebrati per ciò che potrebbero diventare, Allegri continua a essere giudicato per ciò che è: un tecnico che porta risultati, valorizza la rosa e costruisce squadre difficili da affrontare. Il calcio è semplice. E chi lo complica, spesso, lo paga.

CREDITS: AC Milan






































































































