L’idea di tornare sulla stagione 2013/2014 del Liverpool nasce da un video su YouTube che pone una domanda tanto semplice quanto inevitabile: “How good wer Liverpool’s 2013/14 season?”
Una domanda che, a distanza di dieci anni, continua a dividere. Perché quel Liverpool non è stato soltanto una squadra forte: è stato un cortocircuito tattico, emotivo e statistico. Una squadra capace di segnare 101 gol , di proporre uno dei calci più elettrici dell’era moderna, di portare Luis Suárez a un livello che nessuno ha più raggiunto in Premier League. E allo stesso tempo una squadra che ha subito 50 gol , pagando una fragilità strutturale che ha finito per tradirla nel momento decisivo.
Brendan Rodgers era arrivato a Liverpool con la fama di tecnico amante del possesso palla. All’inizio del suo mandato citava spesso una statistica: “dominare il pallone ti dà il 79% di possibilità di vincere”. Eppure, nel suo secondo anno, il possesso medio scende dal 57,2% al 55,8%. Meno controllo, più verticalità. Meno gestione, più transizione. Il Liverpool cambia pelle e diventa una squadra feroce, diretta, capace di ribaltare il campo in pochi secondi.
La prima impressione potrebbe essere che i Reds abbiano tirato di più e concesso di meno. In realtà è accaduto il contrario: i tiri totali scendono da 19,4 a 17,1 a partita, quelli concessi salgono da 11,4 a 12,8. Anche il rapporto complessivo dei tiri cala dal 63% al 57%. Eppure la squadra passa dal settimo al secondo posto. Il punto, quindi, non è il volume: è la qualità della giocata.

Il rapporto dei tiri in porta resta quasi identico, ma cambia la posizione da cui quei tiri vengono generati. Il Liverpool raddoppia le conclusioni dall’area piccola, mentre gli avversari tirano più spesso da zone esterne e meno pericolose. È l’effetto diretto di un sistema costruito per attaccare in transizione, con tre giocatori sempre centrali e pronti a correre negli spazi, e con Gerrard reinventato regista basso, libero di verticalizzare immediatamente.
Il momento in cui tutto cambia arriva l’8 febbraio 2014. Il 5-1 all’Arsenal non è soltanto una vittoria: è la partita che trasforma il Liverpool da candidato Champions a reale contendente al titolo. Quattro gol nei primi venti minuti, un’intensità che nessuna squadra in Premier riusciva a reggere. È la fotografia perfetta di quel Liverpool: un ciclone.

E poi c’è Luis Suárez. La sua stagione 2013/14 non è stata semplicemente straordinaria: è stata probabilmente “la miglior stagione individuale della storia della Premier League” (per me).
31 gol in 33 partite, zero rigori, 12 assist, 43 gol generati. Vince tutto: PFA, FWA, premio del club. È il primo giocatore del Liverpool dai tempi di Ian Rush a superare quota 30 gol in campionato. Dopo di lui altri campioni hanno firmato annate eccezionali — Salah nel 2017/18, Haaland nel 2022/23, De Bruyne in più stagioni — ma nessuno ha combinato volume, varietà, impatto e assenza di rigori come Suárez in quel campionato.
Accanto a lui, Daniel Sturridge vive l’anno della vita: 21 gol in Premier, 24 in totale. La SAS chiude con 52 gol . Sterling esplode come trequartista atipico, Coutinho aggiunge rifinitura e imprevedibilità. È un attacco che vive di qualità tecnica, di libertà controllata, di improvvisazione dentro un quadro tattico chiaro.

Il mercato, invece, è un mezzo flop. Simon Mignolet fa il suo dovere, ma il resto degli acquisti estivi è un fallimento: giocatori anonimi, insufficienti o semplicemente inadatti (Cissokho, si quello del problema ai denti che gli ha fatto saltare il traferimento al Milan e Moses su tutti). In una stagione così brillante, è forse la frustrazione più grande: con due innesti giusti, quel Liverpool avrebbe potuto essere ancora più competitivo.
Ma ogni storia ha un lato oscuro. Il Liverpool 2013/14 è brillante… e difettoso. I 50 gol subiti raccontano una fragilità evidente: difensori non all’altezza, poca protezione davanti alla difesa, transizioni difensive vulnerabili, errori individuali nei momenti chiave. Gerrard regista è un’intuizione geniale in possesso, ma un rischio enorme in non possesso. Coutinho mezzala dà qualità, non copertura. Henderson corre ovunque, ma non può bastare.
E così, quando la stagione si decide, arrivano le sliding doors. Il Chelsea ad Anfield, lo scivolone di Gerrard, un singolo momento che diventa mito, trauma, leggenda. L’12ª vittoria consecutiva si spezza nel modo più crudele possibile. Una settimana dopo, il 3‑3 di Selhurst Park: un crollo difensivo che consegna il momentum al Manchester City e che di fatto è il rovescio della medaglia della finale di Istanbul del 2005. Due partite, due ferite aperte.
Eppure, anche in mezzo al dramma, resta un simbolo: “We go again”. Il grido di Gerrard dopo la vittoria sul City, diventato mantra, meme, ricordo indelebile di quella corsa folle.

Guardando quella stagione con il senno di poi, è impossibile non restare affascinati. Il Liverpool segna 101 gol, vince 11 partite consecutive tra febbraio e aprile, gioca un calcio che nessuno riesce a contenere. È una squadra che sfida la logica: nessuno vince la Premier subendo così tanto, eppure loro ci vanno vicinissimi. Una squadra che non porta un trofeo, ma lascia un’eredità enorme: rilancia il club, lancia Sterling, consolida Coutinho, prepara il terreno per Klopp. Riaccende la fiamma di Anfield.
E forse è proprio per questo che, personalmente, ho deciso che proverò a rivivere quella stagione su Football Manager, usando il database 2013/2014 creato da MrTini23. Per capire se davvero quel Liverpool era irripetibile, o se con qualche aggiustamento tattico — un mediano più protettivo, una linea difensiva meno esposta, una gestione più prudente nei momenti chiave — quel titolo poteva essere conquistato. È un modo per esplorare il più grande “What If” di quella squadra.

Perché il Liverpool 2013/2014 resta una storia di contrasti: una difesa vulnerabile e un attacco leggendario, una squadra imperfetta e un giocatore perfetto, una corsa folle e un finale amaro. E il più grande “What If” riguarda proprio lui: What if Luis Suárez avesse coronato la stagione più straordinaria della storia della Premier con un titolo?
Forse oggi parleremmo di quella squadra come di una delle più grandi di sempre.







































































































