Prosegue oggi “Sulla Cresta dell’Onda”, la nuova rubrica scritta direttamente da Onda Gialloblù con l’obiettivo di condurvi all’interno della nuova tifoseria organizzata di Modena Volley.
Si può fare!!
“Dove eravate finiti? Vi aspettavamo la settimana scorsa…”. Avete ragione: questa volta abbiamo toppato e non abbiamo rispettato l’impegno quindicinale che avevamo preso con voi, amanti dei colori gialloblù. Riuscirete mai a perdonarci? Diciamo che un pezzetto di colpa ce la prendiamo pure e quindi, per penitenza, ci cospargiamo il capo di cenere. Abbiamo infatti scelto di dilatare il nostro periodo di “silenzio” per traguardare la sosta prevista per la Final Four di Coppa Italia e provare anche noi, almeno per una settimana, a tirare il fiato.
Dal nostro ultimo “incontro” su queste colonne, abbiamo vissuto tutto e il contrario di tutto. Siamo infatti passati dall’apoteosi totale della vittoria interna con Trento al brusco e inaspettato risveglio della debacle a Monza fino ad arrivare alla “risurrezione” delle vittorie casalinghe con Piacenza prima e Milano poi. Come avrete capito, abbiamo vissuto una vera montagna russa di emozioni che ci ha portati a distanza di tre giorni a toccare il cielo con un dito piuttosto che con la faccia nella polvere. Il vero problema è stato che non ce l’aspettavamo: eravamo talmente abituati bene che davamo per scontato sia la “bella prestazione” che il risultato positivo, dal momento che si giocava contro una squadra tecnicamente inferiore.
Quando vinci con le big, e Trento lo è essendo campione d’Italia in carica, è certamente “tanta roba” dal momento che aumenta autostima, consapevolezza della propria forza ed entusiasmo. Al tempo stesso però aumenta anche la pressione esterna dal momento che le aspettative dei tifosi crescono alle stelle. Lo sport in generale e il volley nello specifico non è scienza esatta, non risponde sempre a criteri di logica rigorosa. Può succedere allora che la squadra più forte nonostante l’impegno, la voglia di vincere, debba soccombere ad avversari inferiori che “tirano fuori” la gara dell’anno, peraltro già sciorinata anche contro Civitanova.
Noi tifosi dovremmo essere bravi a non fare equazione “sconfitta contro squadra inferiore” uguale “sottovalutazione della partita e quindi poco impegno”; a tutti succede che in certi giorni riesce tutto e il contrario di tutto mentre in altri ne imbrocchiamo una su due… I giocatori sono persone umane e non robot e quindi può succedere che non tutte le ciambelle escano con il buco. Nello scorso articolo, accennavamo al tifo “incondizionato”. La sconfitta di Monza ci ha insegnato che questa dimensione bisogna viverla durante la partita (fatto in pieno), ma soprattutto alla fine della partita, non confondendo la sconfitta con lo scarso impegno (fatto meno). Volendo vedere un aspetto positivo nella “giornataccia” di Monza, ci portiamo a casa questa lezione.
Meno male che dopo siamo tornati al PalaPanini per le due partite casalinghe. Anche qui non era banale e scontato conseguire altrettante vittorie, dovendo giocare contro avversari forti e molto pericolosi. Abbiamo la presunzione di pensare che un piccolissimo merito di questi successi possa essere attribuito al calore, all’entusiasmo e al “rumore” del palazzo. E su quest’ultimo aspetto concedeteci una riflessione. Molti dei tifosi presenti alla gara contro Piacenza hanno assistito ad uno “scambio di vedute” abbastanza concitato tra i nostri “frontman” megafonisti e tamburisti da una parte e i “signori della consolle” speaker e dj dall’altra parte. Materia del contendere, peraltro non nuova a queste latitudini, è la difficile convivenza tra il tifo e la musica, che si tocca il picco quando la musica, in occasione di grande giocate dei nostri, “sovrasta” e copre la voce dei tifosi impegnati nei cori.
Fermo restando che l’adrenalina del momento annebbia le menti e fa perdere lucidità e buon senso e quindi certe “uscite” le classifichiamo come “eccessi” da non ripetere, ci preme sottolineare che il comune “nemico” degli uni e degli altri è il silenzio del palazzetto, il lasciare la squadra senza il necessario sostegno e supporto. Tutti vogliamo che il “Tempio” possa tornare ad essere arena infuocata, bolgia infernale che “spinge” i nostri ed intimorisce gli avversari.
Di conseguenza, invece che “fronteggiarsi” a colpi di decibel, dopo gli opportuni chiarimenti avvenuti appena prima della partita contro Milano, abbiamo concordato di “unire le forze”, cercando di valorizzare uno il lavoro e utilità dell’altro, ciascuno nel proprio ruolo. A noi il risultato, non solo quello della squadra in campo, è piaciuto molto. Voi cosa ne dite? A nostro parere, siamo già belli e massicci (viva la modestia), ma siamo convinti di poter fare ancora meglio soprattutto se riusciamo a “coinvolgere” altri tifosi “malati” dei canarini.
A tal proposito, permetteteci di esternare la nostra profonda soddisfazione nel vedere che nuovi giovani “tamburisti” crescono. Durante il match contro Milano, stante l’assenza dei “titolari”, abbiamo assistito al debutto di due teenager, un ragazzo e una ragazza, tra i “suonatori” della curva. Sono cose che aprono il cuore e riaccendono la speranza per un futuro roseo della tifoseria. Un grosso grazie anche al “mitico” Alfredo che, megafono o tamburo, per lui non fa differenza: l’importante è essere utile alla squadra. Solo applausi anche per il nostro megafonista Matteo che, ad un certo punto, con una mano suonava il tamburo e con l’altra teneva il megafono. Della serie: tutto quello che posso fare, lo faccio!
Se siete arrivati a leggere fin qua, potreste essere divorati da un dubbio “amletico”. Cosa c’entra tutto quello che vi abbiamo raccontato con il titolo dell’articolo? Questi ultimi venti giorni ci hanno regatato tante emozioni contrastanti, ma anche nuove consapevolezze.
Come novelli “Frederick Frankenstein” abbiamo realizzato che…
- SI PUÒ FARE di “remare” tutti dalla stessa parte, società, squadra, staff, tifosi dando per assodato che abbiamo tutti gli stessi obiettivi e che ciascuno ci sta mettendo l’anima per cercare di raggiungerli.
- SI PUÒ FARE di affrontare le sconfitte, i problemi, le incomprensioni, gli errori aprendosi al confronto per cercare tutti insieme soluzioni e non colpevoli.
- SI PUÒ FARE di “mettersi” per una volta anche nei panni degli altri, non per giustificare ma almeno capire e comprendere il perché di certi atteggiamenti.
- SI PUÒ FARE di NON “giudicare” tutto e tutti come se fossimo depositari di tutte le verità perché comunque non si ha mai la responsabilità delle scelte o delle azioni.
Sperando di non avervi tramortiti con questa “seduta psicanalitica”, ci congediamo da voi non prima di avervi ricordato che stiamo entrando nella fase più calda della stagione: ancora tre partite e poi sarà tempo di playoff. Inutile ribadire che abbiamo bisogno di tutti, di ogni singola voce per elevare ancora il volume del nostro tifo. Parafrasando una battuta del film Jerry MacGuire, “aiutateci ad aiutarli”.
Quindi vi aspettiamo al Palapanini e con noi in giro per l’Italia sempre e solo con… maglia gialla, sciarpa e voce a palla!






































































































