Rimini. Il futuro del calcio riminese è a un bivio e le prossime settimane saranno decisive per delineare i contorni del nuovo progetto sportivo. Sebbene manchi ancora l’ufficialità, il percorso per la nascita del “nuovo Rimini”, che nascerà dopo il fallimento di quest’anno in C, sta uscendo dalla fase dei sondaggi per entrare in quella operativa. Dopo i primi contatti istituzionali in Comune e i numerosi confronti informali, si passa ora all’analisi concreta delle manifestazioni d’interesse.
Il nodo della proprietà: una “cooperativa” di imprenditori Al centro della scena sembra esserci un nucleo di imprenditori locali, con Orfeo Bianchi (noto esponente del settore alberghiero) tra i profili più accreditati per un ruolo di primo piano. L’idea non è quella dell’uomo solo al comando, quanto piuttosto di una sinergia territoriale, una sorta di “cooperativa” del fare. In questo contesto restano vigili i fratelli Carnevali: Roberto (presidente del Riccione 1926) e Giovanni (a.d. del Sassuolo) si sarebbero detti pronti a sostenere la causa, pur senza l’intenzione di assumere la leadership della piramide societaria.
L’ostacolo economico: ripartire dal nulla costa un milione Nonostante l’interesse, tra gli imprenditori del circondario regna una comprensibile prudenza, dettata anche dall’instabilità dello scenario internazionale. Ricostruire da zero non è una sfida per cuori leggeri: serve una disponibilità immediata di almeno un milione di euro. Oltre ai 250.000 euro necessari per l’iscrizione al campionato di Eccellenza, la nuova proprietà dovrà letteralmente arredare il futuro: allo stadio “Romeo Neri” non è rimasto nulla. Bisognerà acquistare ogni attrezzatura, dai computer ai pulmini, oltre a contrattualizzare staff tecnico, segreteria e dirigenti per rimettere in moto sia la prima squadra che il settore giovanile.
Una “Safety Car” per la Federazione In questo scenario di “tabula rasa”, emerge una riflessione necessaria sul ruolo della FIGC. Quando piazze storiche come Rimini si trovano a fronteggiare il fallimento, il sistema delle concessioni dei titoli sportivi mostra i suoi limiti. Sarebbe auspicabile l’intervento di un commissario federale che funga da garante e coordinatore della rinascita, una sorta di “tutor sportivo” capace di valutare la solidità del nuovo progetto. Una “safety car” federale che accompagni i primi passi della società, garantendo che la ripartenza — sia essa in Eccellenza o in categorie inferiori — avvenga su basi realmente sostenibili e non solo dietro il pagamento di una tassa d’ingresso.







































































































