COMUNICATO RELATIVO ALLA PARTITA DI CALCIO DEL 1’ MAGGIO 2026 MODENA-REGGIANA
Abbiamo trovato delle persone che portavano via lo striscione che avevamo affisso nei pressi della curva Montagnani; abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali. “Non allo stadio”, questo è quello che ci è stato detto mentre ci riprendevamo lo striscione.
Una condanna a sei anni per violenza sessuale di gruppo e lesioni, confermata in appello. Due gradi di giudizio che riconoscono la gravità dei fatti e la credibilità di chi ha denunciato. Eppure, chi è stato condannato continua a giocare, sostenuto e celebrato. Questo non è neutrale: è una scelta politica. È il segnale che tutto può essere ignorato, se c’è di mezzo lo spettacolo. Non lo accettiamo. Non accettiamo che lo sport diventi uno spazio di impunità. Non accettiamo che chi denuncia venga esposta, delegittimata, colpita ancora. Non accettiamo che la violenza venga minimizzata o rimossa.
Il ricorso in Cassazione è un diritto. Ma usare lo spazio pubblico per ribaltare i fatti accertati e colpire chi ha denunciato è inaccettabile. Chiediamo che le società sportive smettano di voltarsi dall’altra parte. Chiediamo che le istituzioni prendano posizione. Chiediamo che chi è stato condannato per questi reati non venga trattato come un modello.
Questo caso è simbolo di un problema più ampio. Mentre si tenta di ridefinire per legge la violenza sessuale, noi ribadiamo un punto semplice e non negoziabile: senza consenso, è sempre stupro.







































































































