Il nuovo allenatore del Modena, Daniele Galloppa, è stato intervistato da “Cronache di Spogliatoio”. Queste le sue parole:
“Infortuni? Ho vissuto malissimo il periodo della mia carriera in cui ho avuto gravi infortuni. Ho toccato degli abissi che non pensavo esistessero, li ho vissuti e questo mi ha dato molta più empatia con le altre persone, perchè quando ti rendi conto che esistono quegli abissi non giudichi più nessuno e soprattutto le persone che vivono quegli abissi. Pima ti senti quasi un supereroe, per cui la vita è tutto facile, poi la vita ti mette davanti il conto e non sempre sei pronto a pagarlo: lo impari standoci tanto male. Io non sento che il calcio mi debba qualcosa indietro, anzi mi ritengo una persona fortunata perchè ho fatto quello che volevo da bambino, avendo l’opportunità di giocare in Serie A. Quegli abissi che ho toccato vorrei, però, che mi dessero una maggiore consapevolezza e conoscenza di me stesso. Da questo punto di vista vorrei essere più ricco e su questo penso di aver fatto dei passi in avanti. Io continuo a fare un percorso mentale perchè sento il bisogno di farlo e credo che mi dia consapevolezza. Prima era un tabù, ma io mi sono sempre considerato lo “psicologo” del gruppo: sono sceso di categoria dopo gli infortuni e negli spogliatoi ero visto come quello che aveva giocato in Serie A e quindi ero un po’ il riferimento, però con me stesso non stavo bene perchè venivo da anni difficilissimi. Allora ho deciso di continuare a lavorare su di me perchè tante persone mi davano un attestato e una responsabilità che io non riuscivo a gestire. Fare questo tipo di percorso mi ha aiutato e mi sta continuando ad aiutare: voglio continuare a migliorare.
Scudetto con la Fiorentina Primavera? Mi lascia tantissimo. Le fotografie che ho in testa sono gli abbracci e i pianti a fine partita e i messaggi dello staff con cui ho lavorato e dei ragazzi che ho allenato: mi hanno fatto sentire ancora più vincente del fatto di aver vinto un trofeo. Il messaggio più bello che ho ricevuto è arrivato da parte del mio medico, che mi ha descritto in un racconto e in quelle descrizioni ha spiegato le mie paure, come se fossero state dei punti di forza. Da questa esperienza ho imparato che l’allenatore deve essere cinico, deve saper stare dentro a dinamiche che non tutti sanno gestire. Gestire chi non gioca penso che sia la difficoltà più grande per tutti.
Vita dell’allenatore? Spesso si sente dire che l’allenatore vive h24 per il calcio, ma questa è una cosa che a me spaventa. Non è qualcosa che porta un plus, ma anzi è qualcosa che toglie. Se non sai di vita, se non sai di altro al di fuori dal calcio, per me alleni anche peggio: di questo ne sono straconvinto. La difficoltà è star dentro a quella bolla: quando ci sei dentro, la testa ti va là, le pressioni le hai e se non c’è il risultato senti addosso qualcosa che ti arriva. Secondo me bisogna isolarsi e cercare di rimanere lucidi: quello è l’aspetto più difficile, riuscire a capire che quella è una bolla è già una vittoria”.






































































































