MODENA FC, INTERVISTA MISTER GALLOPPA ALLA GAZZETTA DELLO SPORT
NUOVA AVVENTURA IN GIALLOBLÙ – “Mi sento fortunato, all’invidia non penso. Trovare una società così è difficilissimo. Però la parola progetto nel calcio è abusata, tutto dipende dai risultati e nemmeno io potrò esserne esente. Situazione rosa? Siamo allineati, volevamo partire con l’80% della squadra e stiamo valutando gli ultimi innesti. Centro sportivo? E’ un altro mondo, ma per una dimensione come Modena questo è stato pensato in maniera perfetta. Mi hanno chiamato diversi amici che volevano venire qui a giocare. Ho capito che non lo facevano per me, ma per il progetto del Modena”.
PRIMA VOLTA IN SERIE B – “Uno pronto non si sente mai, ma quando sono dentro al campo mi sento al posto giusto. Penso sia il torneo più equilibrato, con tre o quattro squadre più forti di tutte. Un campionato molto fisico, ma dove si può proporre un certo tipo di calcio. Chiappella della Virtus Entella l’unico più giovane di me? Non lo conosco, lo incontrerò volentieri. È una cosa stimolante, che mi mette pressione”.
DA GIOCATORE AD ALLENATORE – “Ho difeso tutto il possibile, non mi sento in debito. Vorrei solo riappropriarmi di quelle emozioni che ho vissuto da calciatore ad alto livello. Ho sempre reagito bene davanti alle difficoltà, poi ho avuto un crollo e ho smesso di pensare a che carriera avrei potuto fare. Ho cominciato a ragionare da allenatore ed eccomi qui. Panchina della Roma? L’ambizione è soltanto quella di avere una squadra che suoni la mia musica. Il passaggio dalle giovanili ai professionisti? Lo sto scoprendo. Il modo di comunicare è diverso. Vedo tanta curiosità, che con il divertimento è una leva forte per l’apprendimento. Qualche trentenne assorbe meno di un ragazzo e ha convinzioni diverse: dipende da chi ti trovi davanti”.
FINE CARRIERA E NUOVO PERCORSO – “Dovremmo essere educati tutti su questo tema. C’è chi vuole restare in questo mondo perché non ne conosce altri, invece occorre fare percorsi paralleli, studiare e aggiornarsi. Io l’ho fatto così. Ho cominciato a leggere libri, ad aggiornarmi. Ho letto Baricco e Terzani, poi autobiografie e diversi testi di psicologia, oppure scrivo io. Sin da ragazzo ho sempre messo giù pensieri e poesie, anche testi per le canzoni. Mi piace”.
CARATTERE E RAPPORTO CON I GIOCATORI – “Bisogna essere intransigenti e non mi posso snaturare. Anche da bambino ero ribelle e ho continuato a cercare presto la mia identità. Ai giocatori trasmetto ciò che voglio trasmettere a me stesso. È più facile. L’avversario più grande è quello davanti allo specchio. Se non ci fossi io, starei meglio con me stesso. Non c’è una chiave di lettura valida per tutti: con qualcuno devi essere più profondo, con qualcuno più cinico. È la bellezza del mestiere. Ogni allenatore si vuole rispecchiare nella squadra, siamo narcisi, direttori d’orchestra. Se c’è musica da suonare, serve coraggio per proporla”.
CURIOSITÀ – “Mi rilasso con il golf e soprattutto la Formula 1. Sono ferrarista da sempre, dopo anni di rigetto mi sono riavvicinato e mi piace molto. Kimi Antonelli? Da italiano spero che vinca, io mi impegnerò”.








































































































